Se potessi riscrivere

In Umanità
Scorri
Se potessi, riscriverei i fogli contenuti nel baule ripieno dei pezzi della mia vita che non sono venuti fuori bene, malconci, sballati e di seconda scelta. Mi piacerebbe riscrivere quelle lunghe ore nel sale di attesa di aeroporti pieni di nulla se non di cuori e cervelli che non sono davvero lì, ma in viaggio.

Per miglia e miglia, testimoniate solo da una carta fedeltà della compagnia aerea.
Tutte le ore del mondo a incrociare corpi ansiosi, stanchi lasciati in ostaggio, tra carrelli e panchine, impazienti di raggiungere le loro anime distanti.
Mi piacerebbe riscrivere quegli istanti che non colgo mai.
Quando mio figlio prende sonno o quando si sveglia.
Dove si aspetta risposte o carezze, o silenzi pregni di significati che invece spesso, non so dove pescare e vernicio di parole stantie, ripetute così tanto da essere lise e logore come drappeggi medievali.
Sono gli attimi che fanno la differenza fra essere vivi e vivere.
Mi piacerebbe riscrivere le righe, rovinate e sbadite, dove ho trascurato con sbadataggine di descrivere il saluto di quei due genitori che ho incontrato, io correndo, loro sorreggendo la testa di un bimbo, che non correrà mai.
Nemmeno con tutto l’amore del mondo.
Nemmeno con tutto il silenzio dell’universo.
Ci volevano altre parole, altri voli d’anima e le parole di un poeta che non sono.
Riscriverei l’abbraccio che ho dato a tutti quelli che sono entrati nel condominio della mia vita e mi hanno dormito accanto, e che hanno mangiato con me spartendo posate e bicchieri e pezzi di tovaglioli sporchi.
E che hanno scavato con me, cunicoli di salvezza, tra mail ruvide e finestrini appannati di auto aziendali.
Vorrei riscrivere i momenti di studio, dove tra noia e nervosismo, mi strappavo le unghie.
Quando senza notarlo, diventavo uomo e perdevo, con la ribelle verginità della gioventù, opportunità di trovare chiavi.
E metterei giù, con altre parole, il giorno in cui ho dovuto dire addio per sempre al mio primo cane, fingendo di curarlo.
Che la pietà è la falsità vanno spiegate bene per non confonderle.
Scriverei in altri modi di tutte le prime e di tutte le ultime volte.
Che le prime e le ultime volte, sono per una volta soltanto.
Per questo sono preziose.
Ma lo comprendi solo quando sono passate e rimani solo con un rosario di ricordi sgranati.
Ci sono altri modi per scrivere la propria vita e te ne accorgi quando è tardi.
E forse è questo, quello che deve succedere.
Rimanere con un amaro e sereno senso che poteva essere diverso.
O almeno che poteva venire ricordato con altre frasi, altri verbi, altri sostantivi.
Che rendessero l’idea.
Che dicessero di quanto speciali sono stati tutti quei fottutissimi istanti che ho scritto male.
Di fretta.
Senza dedicarci il tempo che serviva.
Che, il tempo, se non serve a scegliere le parole più adatte per ricordarti che sei passato di lì, a cosa serve?

Musica consigliata: http://www.youtube.com/watch?v=l_G6P3eUE6o

3 Comments

Comments are closed.

Gli "sfondi" de La Grande Differenza

X

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi