Piccoli miracoli per una gioventù piena di complessi…

In Graffi sull'anima
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Ieri sera a Bassano del Grappa era una sera fredda e umida come le sere di Dicembre ai piedi delle Prealpi possono essere. Il venerdì sembrava rotolare verso il solito scioglimento morbido e sonnolento, senza scricchiolii né vibrazioni. Solo auto veloci che vanno verso posti inutili e bar impossibili e da cui ripartiranno senza avere fatto veramente sosta.
Solo figure imbacuccate nei cappotti che affondano le mani nelle tasche ghiacciate, che pensano da cosa stanno scappando e da che parte ritrovare un po’ di entusiasmo che le riscaldi il più a lungo possibile.
Il venerdì sera è una di quelle cerniere strane fra vite impazzite e spezzettate, tra mondi inconciliabili e desiderosi di comprendersi senza poterlo fare.
Non si può pensare di vivere un venerdì sera con la speranza di ripeterlo, perché il venerdì sera non esiste in verità.
Il venerdì sera ha solo il senso che gli diamo noi. Il significato che diamo all’andirivieni della nostra anima.
E allora? È che mi è capitato questo strano caso.
Che questo venerdì in una bellissima libreria del centro, uno di quei rari posti in cui dai da bere al tuo cuore stanco e affranto e rimetti in piedi il tuo cervello ubriaco di niente due persone hanno fatto un piccolo miracolo.
Due persone hanno rimesso insieme quaranta anni di sentimenti e di speranze, di sogni e di sudori, di fortune e vaffanculo, di note e di poesia, di brutte copie e di sbornie, di pugni e di risate.
Nanni Riello e Roberto Stringa hanno cercato e trovato centinaia di persone che hanno suonato e fatto musica nei paesi in cui sono cresciuto e li hanno rimessi insieme in un libro.
Fare musica, avere una band, cantare o suonare da giovani è una esperienza che non ti molla più.
Anche se tu molli lei. Invecchiare e ritrovarsi di botto davanti alle tue foto e a quelle dei tuoi amici, davanti alle copertine dei demo e ai testi delle canzoni che provavi incessantemente per pomeriggi o sere è un momento davvero eccezionale.
Uno sdoppiamento temporale.
Il libro parla di questo. In sé l’operazione sembra banale. Una antologia di vecchie glorie.
Ma alcune sensazioni mi spingono a postare questa nota.
La prima è che ci sono persone che amano dare senza chiedere nulla in cambio e questo mi rimette in pace con gran parte del mondo. Queste persone sono Nanni e Roberto, che ringrazio di cuore per il loro cuore e non è una svista lessicale.
Ma sono grato, ed è la seconda sensazione, anche a tutti quelli che ieri sera erano lì in piedi, ed erano tanti. Avevano le stesse facce arrabbiate o innamorate dei loro vent’anni, avevano rispolverato il loro chiodo o i pantaloni a zampa e non avevano smesso di curare le loro basette alla Elvis.
E anche quelli che alla fine hanno dovuto tagliare i capelli o li hanno persi e hanno dovuto alla fine gettare chiodo, berretti neri o jeans scampanati per accettare il diktat che a volte la vita impone, avevano per mano il loro figlio come per dire che non sono sempre stati inginocchiati e paciosi.
Che avrebbero voluto spiegare che non hanno sempre dovuto vedere “Chi vuol essere milionario” ma che i veri milionari un tempo erano loro. Non di soldi ma di sogni. Non di euro ma di entusiasmo e passione, cattiveria e amore, catene e scarpe tigrate, chitarre e cantine sfitte.
Ed avrebbero forse voluto dirlo più chiaramente ai loro figli ma non sempre è facile e non sempre si può senza spezzare equilibri traballanti ed instabile in un mondo buffo e misterioso come un profilo nuovo di Facebook.
Ed il piccolo miracolo è stato questo.
Tante persone un unico pensiero ed una unica vibrazione. Dove la musica non era il fine ma il mezzo, non era una esercitazione ma un grido che, diverso come diverse sono state le generazioni, aveva ed ha lo stesso significato.
E non ho trovato niente di meglio per spiegarlo che una famosa frase di Abbie Hoffman: «Certo eravamo giovani, eravamo arroganti, eravamo ridicoli, eravamo eccessivi, eravamo avventati, ma avevamo ragione».
Grazie Nanni, Grazie Roberto, grazie agli amici della Libreria Palazzo Roberti e grazie a tutti quelli che ieri sera erano lì.
Non eravamo lì solo per un bel libro, eravamo lì per celebrare noi stessi e il meglio di quanto siamo stati e che forse non siamo ancora disponibili a liquidare cosi facilmente.
Con affetto. Sebastiano

Colonna Sonora consigliata “love will tear us apart” dei Joy Division… perlomeno per in quarantacinquenni…

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Aspirare al meglio, prepararsi sempre per il peggio. E avere sempre un piano B. 

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