Ottavio, i cognati e la disintermediazione

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Ottavio era l’omino delle bibite. Negli anni ’70 spartiva la popolarità con l’altro omino dei gelati e quello dei formaggi che giravano casa per casa. Ottavio era un intermediario. E oggi gli intermediari non esistono più.

Io non so se tutti ricordano quella figura, che arrivava con il camion nelle corti delle abitazioni rurali, nelle piazzette dei quartieri, nei casamenti più distanti dal centro. Ottavio io me lo ricordo alto e robusto, ma chissà poi se era così. Era un brav’uomo, sempre a sorridere mentre portava casse d’acqua, su è giù per le scale, caricandole con maestria su una spalla.

Ottavio era un intermediario. Questo lo sapeva di sicuro.

I suoi punti di forza? Era lì, puntuale, davanti casa tua, ogni due settimane. Regalava sempre qualche caramella a noi bambini. Faceva complimenti alle mamme, con fare bonario. Si prendeva il peso non figurato della cassa d’acqua Entrava in dimore di altri come una figura autorizzata, quasi come fosse un parente volenteroso e di fiducia. Una specie di cognato simpatico e utile, direi. Una rarità per i più.

Ottavio e i suoi epigoni scompaiono dalla mia vita con i supermercati e i centri commerciali già negli anni 2000 e sono definitivamente cancellati dalla mia mente con gli smartphone, il Wi-Fi e le consegne Prime e Pantry di Amazon. Ora ricevo tutto a casa e non parlo con nessuno.

Anzi no, parlo, a volte, con l’autista del corriere espresso, che mi guarda con fare più triste che se guardasse una cartolina di sua madre dal suo paese. Oppure parlo sapendo che è costretto a sorridermi amaro, perché teme una telefonata di controllo della soddisfazione del cliente.

Poi lunedì scorso il colpo di scena. Passo da casa dei miei genitori, ormai ottantenni e vedo il camion di Ottavio. O meglio, il pronipote del camion di Ottavio. Decisamente più fashion come mezzo e forse anche più ordinato che comunque rimane il camion dell’omino delle bibite. Come se avessi visto un mammut passeggiare in centro storico mi fermo curioso e saluto.

Non è ovviamente Ottavio quello che prende in spalla la cassa d’acqua da portare al primo piano. E’ comunque un signore semplice, tarchiato e locale e che sorride. Che faresti entrare in casa, come fosse un cognato simpatico e utile. Una rarità per i più, come già detto.

Mi fa qualche complimento su mia madre e sul fatto che sia molto attiva e giovanile nonostante l’età. Due parole sull’acqua e quale sia la migliore per contenuto di calcio. Poi di nuovo chiacchiera con i vicini che nel frattempo sono usciti e stringe qualche mano parlando di pressione alta e prostata, di elezioni e lavori in corso e traffico a due chilometri da li. Tutti ad annuire e confermare, ribattere e ridere.

Dura cinque minuti questo piccolo teatrino di umanità, che io osservo curioso come uno spaccato di vita dell’età del bronzo. Il mio cervello parte per un viaggio astrale che dura pochi secondi, ma che a me sembra una vita. Ottavio, l’omino delle bibite era un pezzo della mia vita.

Ottavio, nel suo piccolo dava peso al bere dell’acqua minerale. Ed io, nelle mie corse affannate, per arrivare a destino mi sono distratto. Ottavio vendeva significato ed io, da piccolo corridore del mercato libero pensavo vendesse solo acqua. Nemmeno Ottavio aveva capito cosa vendeva però.

Ottavio si dissolve perché pensa all’acqua.

Non al colore che dava alle nostre vite.

Ottavio univa fili senza saperlo, e senza averne coscienza metteva il suo mattone alla costruzione di una comunità e dava identità al piccolo fare quotidiano. Un po’ solo magari. Ma sempre di più del servizio Amazon Pantry che uso io. Ah sì, risparmio 25 centesimi a bottiglia mi ricorda il banner di solito.

Il mio cervello parte per un viaggio astrale che dura pochi secondi, ma che a me sembra una vita. Condividi il Tweet

Ritorno in me e mi sovviene che un mio cliente del settore mi ha raccontato che in molti dei centri di riparazione di apparecchi elettronici, quelli che nascono in franchising come funghi e che sono in diretta competizione con i negozi indipendenti aperti da cinesi, non si assume personale perché è impossibile controllare i furti di materiale.

Materiale che poi questi tizi usano a casa per fare riparazioni in proprio.

Cognati antipatici e dannosi.

Metto insieme tutto e penso che se questo nipotino di Ottavio sarà intelligente potrebbe avere un suo senso per gli anni a venire.

Potrebbe diventare un sensato e remunerato, simpatico e utile cognato di quartiere, di paese, di piazzetta.

Potrebbe. Serve decidere cosa vendere.

Io intanto, per non sbagliare, ho ordinato una cassa d’acqua ogni settimana, 25 centesimi in più a bottiglia

Sono il compenso per il nipote di Ottavio. Tutti meritati.

Manager (una vita in Diesel)| Speaker e scrittore ispirazionale
Un giorno la mia maestra delle elementari mandò a chiamare mamma. Ero terrorizzato ma ci teneva solo a dirle che intravedeva talento nei miei giovani temi. Sembra ieri: La mamma mi guarda e io riguardo le sue scarpe. Coperte di polvere bianca delle fabbrica da dove veniva e dove lavorava sodo perché io studiassi. Quel giorno pensai che “Qualcosa le devo”. Lo penso anche oggi oltre quarant’anni dopo. Così come, per lo stesso motivo, ho speso buona parte della mia vita a chiedermi cosa sia il talento, che responsabilità si porti dietro e come fare #lagrandedifferenza

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