Non facciamoci appendere per le orecchie

Ecco la scena di stamattina.
Il povero orsacchiotto d'epoca, ora giocattolo per i cani di casa, messo ad asciugare e appeso per le orecchie.
Chissà come si è bagnato.
Sarà che è domenica e ho il tempo per riflettere un po'.
Quando rifletto lascio che le associazioni mentali vaghino come bocce sul tavolo da biliardo.
Non so mai che composizione ne verrà fuori e nemmeno dove andranno a finire.
La possibilità di passare per matto quando poi condivido questi pensieri con gli amici è alta.
Ma dopotutto passare per matti è davvero un problema al giorno d'oggi quando quelli che sembrano normali da fuori, dentro hanno davvero un marasma mai risolto?
Ok, io il rischio lo corro volentieri.
In questo caso, osservavo il pupazzo, inerme e disperato, agganciato al filo della vita con due mollette impietose.
Qualcuno lo ha immobilizzato.
Magari in buona fede.
Magari no.
Lo ha fissato e inchiodato come un cristo, alla fissità della sua vita, con il pretesto di asciugarlo.
Chissà se poi voleva essere asciugato?
Chissà come si è bagnato?
Magari se la stava godendo come un matto.
Ma è un pupazzo. E il pupazzo non ha volontà.
Ecco che le palle del biliardo disegnano uno scenario nuovo.
E se l'orsacchiotto fossimo noi, a volte o sempre?
Disponibili a farci appendere per le orecchie da chi conosce il nostro bene?
Che aspettiamo appesi ad un filo che ci stacchino e ci rimettano nel nostro posto.
Tra un mazzo di fiori secchi e una tovaglia altoatesina.
Troppo incapaci o pigri o preoccupati o ricattati per agire e allontanarsi dalle mollette?
Pochi sanno davvero qual è davvero il meglio per noi.
Tanti vorrebbero asciugarci senza essere interessati al come e perchè siamo bagnati.
Più siamo sbadati e diamo loro consenso, più saremo pezzi accessori nella costruzione di un progetto a cui spesso non vorremmo partecipare o che così interessante per noi non è.
E il tempo che quell'orsacchiotto passerà appeso ad un filo non gli verrà ritornato.
E adesso si va a camminare.