“Nemawashi”, le radici della fiducia.

In Approfondimenti, La Grande differenza
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Qui in Giappone va tutto veloce e piano allo stesso momento. Un equilibrio dinamico, come quello di cui ho parlato spesso negli ultimi anni. Ci sono cose che non ti aspetti, che hai letto solo nei libri e che i libri non riescono a trasferire del tutto. C’è il senso dell’onore e del dovere, antico retaggio di un popolo famoso per gli stoici samurai. Una parvenza alla quale stare sempre molto attenti, un’attenzione di ciò che è esterno elevatissima.

La cosa che più mi colpisce però, in quella che è un qualcosa di misto tra vacanza e lavoro (ormai sono da dieci giorni nella terra del Sol Levante) è il tema della fiducia. Qualcosa che qui assume contorni per certi versi unici ma che può offrire diversi spunti di riflessione anche alle nostre latitudini.

Fiducia tra persone appartenenti alla stessa azienda, tra clienti e fornitori, tra consumatori e produttori.

Il Giappone, oggi.

Il Giappone è in una situazione economica difficile, con una crescita lenta, deficit fiscali e un’inflazione prossima allo zero che hanno portato il debito pubblico dal 50% del PIL al 236% del PIL.

L’”Abenomics”, l’insieme di riforme avviato dal primo ministro Shinzo Abe, arrivato al potere sei anni fa, non sta dando i risultati sperati: il tasso di fertilità di 1,4 e un tasso di immigrazioni quasi pari a zero significa che la forza lavoro giapponese potrebbe diminuire del 28% nei prossimi 50 anni, rendendo l’assistenza sanitaria agli anziani inaccessibile e aumentando drasticamente il deficit fiscale, che è già pari al 4% del PIL.

Shinzo Abe, all’inizio di quest’anno, si è anche dovuto scusare per uno scandalo in cui il Ministero del lavoro aveva manipolato dei dati per anni utilizzando metodi statistici non autorizzati per compilare i livelli salariali medi mensili dei lavoratori. Queste statistiche sono state utilizzate per calcolare gli importi corrisposti ai lavoratori per la disoccupazione e le indennità di indennizzo dei lavoratori, con il risultato che a 20 milioni di beneficiari sono stati corrisposti in meno circa 60 miliardi di yen (549 milioni di dollari).

l primo ministro ha ammesso che la faccenda ha pesantemente danneggiato la fiducia del pubblico nella “rete di sicurezza” del governo. “Faremo tutto il possibile per saldare il saldo il più rapidamente possibile utilizzando semplici procedure” – ha detto solennemente.

Il tema della fiducia qui è roba seria.

Fiducia: tra forma e contenuto

Il “packaging” in Giappone conta, a volte addirittura più del contenuto.

Il 61% dei giapponesi, secondo una indagine di uno dei più importanti giornali del Paese, l’”Asahi Shimbun”, ritiene che la gestione dell’amministrazione Abe nello scandalo per trovare la verità sia stata inadeguata”.

Ad oggi quasi l’80% delle persone ha perso la fiducia negli indicatori economici del governo.

La fiducia è chiaramente alla base del business. Come in tutto il mondo ma in Giappone assume contorni diversi. In Giappone le relazioni sono fondamentali, così come il rispetto reciproco e la reputazione.

Le trattative sono ad esempio lunghe perché tutti vogliono conoscersi meglio e sviluppare conoscenza. Non è solo questione di scrivere bene il contratto, ma di scriverlo tra persone che hanno compreso bene chi è l’altro, per questo persino l’atto di scambiarsi i biglietti da visita è lungo, studiato e rituale. Per conoscersi serve tempo.

Senza entrare nel dettaglio va detto che l’etica Confuciana che ha amministrato concretamente la vita civile, amministrative e burocratica giapponese per millecinquecento anni circa predica una convivenza sociale armonica attraverso la pratica delle virtù Ren (benevolenza), Yi (rettitudine o giustizia), Li (correttezza o rito appropriato), Zhi (conoscenza) Xin (integrità) ed altre minori, nella famiglia, nella società civile e nello stato.

La reputazione di persona virtuosa è quindi un fondamento assoluto e anche se la modernità ha già presentato il conto con brutti scandali e gravi truffe economiche perpetrate da giapponesi, a danno di compatrioti e non, rimane che la fiducia è il fondamento delle relazioni tra organizzazioni diverse tanto quanto l’autorità è il fondamento delle relazioni interne alle organizzazioni.

Attenzione però al concetto citato di fare sempre e solo “bella figura”. Questo significa che fuori , in società, si deve apparire perfetti anche se poi perfetti non si è. Importante è che non ci sia biasimo o disapprovazione esterna. Poi nel domestico, nella solitudine o in famiglia questo non è così fondamentale.

Anche da noi il “fare bella figura” è importante ma riusciamo a convivere più facilmente anche senza l’approvazione del prossimo; anzi spesso reputiamo in gamba chi si libera progressivamente dai condizionamenti sociali.

Fiducia e relazioni

Detto questo, ci sono due punti sui quali mi sono concentrato, aiutato da amici e colleghi giapponesi o che lavorano qui da tanti anni.

Relazione tra persone di organizzazioni diverse.

Quando si tratta di fare affari i suggerimenti sono quelli di ascoltare con attenzione l’interlocutore che apprezzerà molto il fatto che tu lo rispetti come individuo oltre che come rappresentante di una azienda e che comprendi il suo stato d’animo.

Approfondire attraverso domande specifiche ascoltando con ancora maggiore attenzione, questo ti permette di dare anche il tuo punto di vista e le tue opinioni, anche su ciò che non è strettamente correlato al business, ed è tutto ciò che crea la relazione.

A differenza di ciò che accade da noi, il fatto di non ricevere delle obiezioni o dei no, non significa che l’interlocutore sia necessariamente d’accordo.

Nello stesso tempo però è il modo per farti apprezzare e conoscere meglio e, ripeto, la conoscenza è la chiave per la creazione della fiducia.

Conviene non raccontare bugie quindi perché una volta scoperte incrinerebbero per sempre la relazione in un Paese in cui la sincerità è un caposaldo.

Da noi siamo più compiacenti con chi racconta bugie e a diamo chance anche a persone che in Giappone sarebbero fuori gioco per sempre.

Relazioni interne tra colleghi.

L’autorità e il fatto che chi è più in alto ha ragione è un aspetto indiscutibile in Giappone e anche questo è dovuto in buona parte a Confucio; ma non solo.

L’era di “Reiwa” è iniziata il 1° maggio 2019, un giorno dopo che l’imperatore Akihito, 85 anni, ha abdicato e consegnato il trono del crisantemo al figlio maggiore.

IL governo giapponese ha annunciato che la traduzione ufficiale del nome della nuova era per il nuovo imperatore è: “Meravigliosa armonia”.

Il primo ministro Shinzo Abe ha spiegato che il nome, composto da due ideogrammi estratti da un antico libro giapponese proviene da una sezione sui fiori di prugno e suggerisce che “la cultura nasce e si nutre quando i cuori delle persone sono splendidamente attratti insieme”.

Impensabile in Italia un romanticismo del genere ma qui è l’armonia è davvero una questione nazionale.

Costruire fiducia all’interno dell’azienda è un altro aspetto più incredibilmente importante e incide notevolmente su tutti i progetti attuali e futuri con cui ci si può confrontare. Il successo dipende dalle relazioni pubbliche che creano fiducia all’interno dell’azienda”.

Segnalare e rendicontare lo stato del progetto a cui si lavora è fondamentale.

Ed è opportuno farlo spesso e con costanza in modo che nulla sia una sorpresa o un imbarazzo per qualcuno. Tutta questa attività va svolta tanto verso il capo quanto con tutti i colleghi che sono coinvolti o che vengono toccati dal progetto stesso.

Obiettivo prioritario è anticipare i problemi e le necessità in modo da non arrivare al conflitto e mantenere “l’armonia”, oltre che ottenere consigli e informazioni utili in anticipo.

Tutto ciò va accompagnato dalla consapevolezza che qualcuno intorno è di sicuro migliore o più preparato di te, quindi chiedere suggerimenti e feedback è la chiave per il successo del progetto che, pur rimanendo di tua responsabilità, porterà a condividere il merito con gli altri creando spirito di squadra.

Insomma, per quanto il tema sia ovviamente più complesso, viene fuori che tutto ruota intorno al mantenimento dell’armonia e alla minimizzazione del conflitto non necessario. In Giappone hanno una parola, difficilmente traducibile in italiano, per descrivere questo approccio:  “Nemawashi”.

“Nemawashi”

Questo concetto che ritroviamo anche nei manuali del sistema produzione Toyota come uno dei loro 12 pilastri e che reputo molto significativo per comprendere come agiscono molti giapponesi sul luogo di lavoro si spiega così:

Toyota inserisce il Nemawashi nei 12 pilastri del suo sistema produttivo. Sul sito ufficiale viene definito come “il primo passo nel processo decisionale. È la condivisione di informazioni sulle decisioni che verranno prese, al fine di coinvolgere tutti i dipendenti nel processo. Durante il Nemawashi, l’azienda sta cercando l’opinione dei dipendenti sulla decisione che si sta per prendere.”

Provando a tradurlo letteralmente, il Nemawashi significa “lavorare attorno alle radici”. Un processo silenzioso formale o informale indispensabile per sostenere le fondamenta di piani e cambiamenti. Una conquista progressiva della fiducia delle persone a più livelli in modo da comprendere sentiment e resistenze e costruire fiducia e consenso.

Non è male l’idea di lavorare attorno alle radici, mi fa pensare all’opera di un giardiniere, uno che si cura del lungo termine, che ha a cuore la crescita senza strappi. Che ama appunto l’armonia e lo dimostra prendendosene responsabilità. Una bella idea da testare a tutte le latitudini.

Aspirare al meglio, prepararsi sempre per il peggio. E avere sempre un piano B. 

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