Mini e grandi idee per un futuro da protagonisti

In Approfondimenti, La Grande differenza
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Il 16 e 17 Novembre si è svolto a Milano il Leadership Forum, organizzato da Marcello Mancini e Performance Strategies. Un evento di rara intensità nel quale si sono alternati alcuni dei più riconosciuti e originali pensatori nel mondo della leadership e del business. Un evento che ho potuto vivere da vicino, intervistando a caldo gli ospiti e approfondendo gli aspetti salienti del discorso.

Sono un uomo fortunato e vi ho già raccontato della mia chiacchierata con Nassim Taleb, parlando di rischi, catastrofi e Cigni neri. In questa pagina ho raccolto le  altre interviste  con le persone eccezionali incontrate al Leadership Forum (video) e alcuni spunti che ho voluto tenere custoditi in questo blog.

M.R. Covey: La fiducia è veloce

Fiducia è uno di quei termini che utilizziamo con leggerezza, che releghiamo nei rapporti personali, familiari o intimi, o che utilizziamo quasi sempre in forma negativa. “Non si fida di me”, “non si fidano di me”, sono facce della stessa medaglia e si alternano con regolarità nei corridoi di organizzazioni e aziende.

Pochi riflettono su cosa ci sia dietro la fiducia e cosa si possa fare per crearla e coltivarla. M.R. Covey è sicuramente tra coloro che più di ogni altro si è invece dedicato alla fiducia, elevandola a fattore decisivo delle relazioni e del business.  Ho avuto modo di ascoltarlo e di scambiare qualche battuta e ciò che mi ha più affascinato è la sua idea riguardo alla velocità della fiducia.

Dimenticatevi la luce. Niente è più veloce della velocità della fiducia. @StephenMRCovey Condividi il Tweet

“La fiducia permette di fare business in modo molto più veloce. Niente è  più veloce della velocità della fiducia. Avere un basso tasso di fiducia significa pagare un alto costo in termini di business. Mentre un alto tasso di fiducia è un dividendo, un profitto che aiuta a fare business. I dati dimostrano che le aziende che godono della fiducia superano di 3 volte quelle con un basso tasso.”

Un messaggio che mi stimola e che mi fa pensare al senso di umanità al quale accenno spesso. Un principio morale ma anche un  volano del successo, un successo diffuso. Una sfida da leader.

“Mio padre* diceva: l’unica via d’uscita è comportarsi bene. Troppo spesso, le persone si concentrano solo sui risultati, ma il modo in cui ci arriviamo determina il livello di fiducia. L’altro aspetto è che devi dare fiducia, perché la fiducia è reciproca. Uno dei motivi per cui, in molte agenzie e organizzazioni oggi, i dipendenti non si fidano del management è semplicemente perché la direzione non si fida dei dipendenti, e gli impiegati contraccambiano questa sfiducia. I leader dovrebbero fare il primo passo.

Ho anche approfittato per spaziare e chiedergli, tra le righe, quale potrebbe essere il ruolo della fiducia in un momento (e in un paese) con diverse culture a confronto.
M.R. Covey è stato qui lapidario e illuminante. “La fiducia ha due livelli: principi e pratica. I principi sono universali…”

* Stephen R. Covey, il padre, è il famosissimo  autore di The 7 Habits of Highly Effective People

Julian Birkinshaw: Intuito e razionalità per innovare

Julian Birkinshaw è professore di strategia alla London Business School e si sente. Quando si parla di innovazione e rinnovamento è tra le voci più autorevoli e originali. Ho parlato con lui di come si debbano, o possano, prendere le decisioni in un mondo così complesso.

La strada è quella di mettere le persone nella possibilità di prendere decisioni dando un indirizzo strategico, una cornice, e non delle aride direttive. @JBirkinshaw Condividi il Tweet

“In un mondo che cambia così velocemente, con una mole di dati sempre più grande, ci sono e ci devono essere vie diverse per prendere decisioni. La strada è quella di mettere le persone nella possibilità di prendere decisioni dando un indirizzo strategico, una cornice, e non delle aride direttive.
“Il ruolo del leader in una società adhocratica è quello di fornire gli strumenti e stimolare l’intuizione e la creatività affinché si prendano le decisioni”.

Uno spunto interessante è quello sulle decisioni che portano innovazione. Qui, come ha evidenziato Birkinshaw, siamo di fronte a una sorta di paradosso. Molti dicono che le decisioni debbano seguire un processo cognitivo, altri che sia solo questione di intuito. “Quando però le aziende si trovano a dover prendere decisioni, pur seguendo un processo cognitivo, si trovano quasi sempre a dover scegliere sulla base dei dati, dati che raccontano il passato più che prevedere il futuro. E quindi anche quello che sembra un processo cognitivo necessita prima o poi del coraggio di prendere una decisione seguendo il proprio intuito.
Chi ha fatto e fa davvero innovazione, osserva Birkinshaw, ha seguito questa strada.

Magnus Lindkvist: la forza delle piccole idee

Magnus Lindkvist è un futurologo o, come ama definirsi, un cacciatore di tendenze. Nel suo speech ha mostrato come riappropriarsi del futuro senza per forza trovare grandissime idee. Anzi proprio le piccole idee sono le più potenti.

I manifesti sono di solito grandi documenti scritti da uomini con i baffi. Ma le piccole idee sono più che sufficienti per trasformare la vita e il lavoro. Condividi il Tweet

Ho voluto approfondire qualche aspetto relativo al suo ultimo libro “La forza delle piccole idee. “Mini-festo” per riappropriarsi del futuro”. In particolare, perché “minimizzare”.
“I manifesti sono di solito grandi documenti scritti da uomini con i baffi. Ma le piccole idee sono più che sufficienti per trasformare la vita e il lavoro.”

Lindkvist mi attira molto per il suo approccio “negativo” ma molto concreto. Alcune grandi piccole idee:

– Chiedersi cosa le persone non stanno facendo, anziché seguire le strade comuni.
– Non sperimentare qualcosa per avere successo. Si sperimenta, dice Magnus, ciò che non funziona.
– Rimescolare i risultati degli esperimenti, ciò che non ha funzionato.
– Avere pazienza. Perché è la pazienza l’ingrediente della vera innovazione.

Quanto alla leadership, l’idea di Lindkvist è molto originale e diretta:

“Anziché pensare come essere un leader, mi piace pensare che sia più importante chiedersi chi stiamo seguendo e perché facciamo ciò che facciamo. La leadership forse è sopravvalutata e la trovo un’idea ancora molto maschile e stereotipata.

Quanto al futuro della leadership, assistiamo una situazione molto strana: da una parte vi sono una vastità di informazioni, dall’altra ognuno di noi dedica pochissima attenzione a queste informazioni. Forse, il leader del futuro sarà probabilmente colui che riuscirà a trasferire messaggi contenenti molte informazioni in modo piccolo, diciamo quanto una foto di Instagram.”

Che altro? Una mamma con la passione per la musica italiana, e lui che si esibisce in un estemporaneo “Ti amo” di Tozzi. Geniale.

Enzo Muscia: Tutto per tutto

Partito come operaio elettrotecnico arrivò a ricoprire il ruolo di responsabile vendite all’interno del ramo italiano di una grande società francese, quando nel 2011 la casa madre decise di chiudere l’attività e licenziare tutti i dipendenti. Enzo Muscia si trova a quel punto di fronte a una svolta inaspettata nella sua vita: decide di ipotecare la casa e investire tutti i suoi risparmi per rilevare e far rinascere l’azienda che lo ha licenziato.

Vicenda più unica che rara in tempi di crisi, l’esperienza gli è valsa l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana “per lo spirito di iniziativa, il coraggio e la generosità con cui ha dato vita all’azienda A Novo riassumendo i colleghi licenziati dalla precedente gestione”.
Mi ha raccontato la sua storia e ho potuto chiedergli anche, parlando di Leadership, che visione del mondo ha una persona che sino a poco tempo stava dall’altra parte rispetto a quella in cui si trova ora.

Ho cercato di essere più possibile trasparente. Di coinvolgere tutti verso l’obiettivo. Ho condiviso dove volevamo arrivare, le problematiche che avremmo affrontato, l’impegno che io per primo avrei messo e stavo mettendo nel progetto Condividi il Tweet

Torna il termine della fiducia, qui in una situazione imprenditoriale dove chiaramente molti si sentivano “traditi”. “Ho cercato di essere più possibile trasparente. Di coinvolgere tutti verso l’obiettivo. Ho condiviso dove volevamo arrivare, le problematiche che avremmo affrontato, l’impegno che io per primo avrei messo e stavo mettendo nel progetto”.

La storia di Enzo è raccontata in Tutto per tutto

Andrea Giuliodori: Efficacemente

Uno dei temi che ho voluto approfondire con Andrea è la gestione del tempo, argomento centrale in efficacemente.

“Ho trovato molto interessante l’intervento di Covey di come sia importante ritrovare la fiducia in se stessi per poterla concedere agli altri e dunque esercitare la nostra leadership. Per quella che è la mia esperienza, il modo migliore per ritrovare la fiducia, è gestire bene il nostro tempo e cioè mantenere le promesse verso di noi e gli altri. Per fare questo, se devo dare qualche consiglio, direi innanzitutto di pensare al nostro uso del tempo. Basta riflettere su quanto tempo passiamo sui social e sullo smartphone e quante volte, anche nella stessa giornata, diciamo o pensiamo di non avere tempo.”

Infine ho voluto chiedere ad Andrea come una persona con un successo così importante (6 milioni di persone l’anno sul suo blog), continui a formarsi.

“Penso che la formazione sia fatta così. Non c’è continuo a formarmi perché non si smette mai di imparare. Dunque, ci si forma. Sempre. @EfficaceMente” Condividi il Tweet

Maurizia Cacciatori: Senza rete

Con Maurizia ho toccato il tema della leadership soprattutto in relazione al team e come si può riuscire a fare fronte alle difficoltà quando si è in gruppo

È un libro che non volevo parlasse di bager e schiacciate ma un libro che leggessero i miei figli. In cui ognuno ci si può ritrovare. @maucaccia Condividi il Tweet

“Il leader ha la capacità di mettersi sempre in gioco e creare sempre altri leader. Io non so se sono stata capace di creare altri leader ma ho sempre fatto il possibile per essere di supporto, e raggiungere, tutti insieme, gli obiettivi.”

Nella nostra chiacchierata è ritornato prepotente il tema della fiducia, già analizzato da Covey.

“È vero che i team sono sempre forti e performanti e che spesso le grandi individualità rubano la scena. Ma se non vi è fiducia difficilmente si porta a casa un risultato. Io ho giocato in squadre piene di talento e non ho vinto nulla: mancava la fiducia. La fiducia è alla base e non è affatto una frase fatta.”

Infine, ho chiesto a Maurizia della sua nuova Olimpiade o Champions League, come definisce lei il suo libro: Senza rete (con Riccardo Romani – collaborazione sottolineata più volte da Maurizia, una vera donna di squadra.)
“Un libro che parla del non avere paura. Di successi ma anche grandi cadute. Degli strumenti che, anche una volta fuori dal campo, ci servono per andare avanti. Come ad esempio la capacità e la voglia di non arrendersi. È un libro che non volevo parlasse di bager e schiacciate ma un libro che leggessero i miei figli. In cui ognuno ci si può ritrovare.”

Roberto Gorini: il futuro dei soldi

Roberto Gorini è un imprenditore seriale con oltre venticinque anni di esperienza. Il suo focus personale riguarda l’economia e in particolare l’innovazione tecnologica che oggi sta assumendo il ruolo da protagonista. Nel suo ultimo libro “Crypto economy. Bitcoin, blockchain, ICO: cosa sono e come funzionano le nuove valute digitali” afferma: “Il denaro è il linguaggio che usiamo per comunicare valore con le altre persone. Ebbene, l’alfabeto sta cambiando.”

Non potevo che chiedere “come” e rimanere ad ascoltare.

Il denaro è il linguaggio che usiamo per comunicare valore con le altre persone. Ebbene, l’alfabeto sta cambiando. @robertogorini Condividi il Tweet

“Negli ultimi anni mi sono occupato prevalentemente di blockchain, bitcoin e di nuova tecnologia che sta cambiando il mondo finanziario, e non solo. L’elemento nuovo e impattante è la disintermediazione che queste tecnologie portano.

Facendo un paragone sta succedendo quello che è avvenuto con Internet e la Televisione o i giornali.
La blockchain sta facendo qualcosa di simile, interponendosi tra chi trasmette e chi riceve valore (denaro o altro che sia), spodestando il ruolo di banche e altri intermediari. Una tendenza che è sempre più presente e amata, specie dalle giovani generazioni.

Quello al quale assisteremo nei prossimi anni è la tokenizzazione, vale a dire convertire i diritti di un bene in un token digitale, un’informazione digitale unica e univoca che si può trasferire senza l’intervento di un terzo.  L’aspetto forse più importante, che potrebbe sfuggire, è che la cifra di queste nuove tecnologie, è la fiducia. Ovvero, risolvere il problema della mancanza di fiducia offrendo un sistema affidabile al 100%.”

Mauro Berruto: il talento a tutto campo

Se chiedo ai ragazzi di fare una determinata azione, quelli che lo svolgono prima e in modo più sciolto, hanno talento. @mauroberruto Condividi il Tweet

Già CT della nazionale italiana di pallavolo, amministratore delegato della Scuola Holden, e da qualche mese direttore tecnico delle squadre olimpiche di tiro con l’arco. Ho voluto partire da qui. Come Mauro, un amico già da tempo, fosse arrivato al tiro con l’arco e cosa potesse dirci circa il talento e il raggiungimento dei risultati.

“Ci sono due elementi di continuità in questo percorso: uno è avere sempre avuto a che fare con dei talenti, la seconda è che probabilmente è nel mio destino fare cose che non so fare – non avevo il talento di giocatore per diventare allenatore, non avevo idea del ruolo di amministratore delegato e non avevo mai tirato una freccia sino a Gennaio dell’anno scorso. L’altro aspetto è legato ad una parola importantissima: desiderio. Il desiderio di tornare alle olimpiadi mi ha fatto accettare con entusiasmo. E il desiderio è centrale anche nell’allenare, perché prima di ogni altra cosa si allena al desiderio di raggiungere un obiettivo ed eccellere.

Mi viene da dire che l’allenare, trasformare cioè un potenziale in una performance, è comune in tutti gli ambiti, dallo sport alla formazione.”

Ho voluto dunque chiedere come, secondo Mauro, si possa identificare il talento.

Il talento lo vedo molto associato alla velocità e alla facilità. Se chiedo ai ragazzi di fare una determinata azione, quelli che lo svolgono prima e in modo più sciolto, hanno un potenziale. Da lì inizia il vero lavoro: coltivarlo, svilupparlo, migliorarlo nel tempo.”
Infine, ho approfittato della storia di Mauro per chiedere come ci si rialza quando le cose non funzionano.

“Il momento delle sconfitte è l’unico momento in cui si può analizzare lucidamente il proprio lavoro. Quando si vince è il momento della celebrazione. Solo dopo aver perso è possibile lavorare in modo oggettivo.

Un esempio pratico è la statistica nella pallavolo: serve per generare principi allenanti, costruire obiettivi, e verificare il processo in gara. Dire “hai battuto abbastanza bene” non è oggettivo ed è discutibile. Isolare i momenti che compongono la prestazione, specie dopo una sconfitta, e di poterli misurare, è il processo prezioso e di crescita.

Ecco, nel mondo del business, mi sembra siamo molto indietro a questo tipo di lavoro. Pochi sono disposti a divulgare e discutere i dati in modo trasparente.”

Sabina Belli: D come come Donna, C come Ceo

Sabina Belli, nata a Milano ma prestissimo partita per Parigi, un mix che le fa dire: «Sono tornata da poco a vivere in Italia con l’anima da milanese e l’educazione costruita in modo franco-anglosassone» è tra le donne più conosciute nel panorama del business. Vanta un curriculum straordinario ed è oggi Ceo di Pomellato.

In situazioni di cambiamento e complessità è fondamentale essere attivi ed essere innanzitutto portatori di speranza. Condividi il Tweet

Due o tre concetti di leadership, non solo al femminile:

“Se devo dire come si è tradotta nella mia esperienza, intanto penso ad un altissimo livello di energia. In situazioni di cambiamento e complessità è fondamentale essere attivi ed essere innanzitutto portatori di speranza. Altro aspetto, fondamentale, è avere bene presente la differenza tra autorevolezza ed essere autoritari. Essere autorevoli tornando a quanto dicevo prima, significa avere un impatto.
Infine, direi la capacità di accettare l’accelerazione di questo mondo e sapersi dunque affidare al proprio team senza isolarsi.

Riportando l’idea “svedese”, raccontata da Magnus Lindkvist, ho chiesto se davvero il futuro sarà donna ( anche se sono già convinto che lo è già e lo sarà ancora di più ).

“Ci sono alcuni dati statistici che sembrerebbero confermarlo. Il mercato “della donna” è oggi il mercato numero uno a livello mondiale. Mai come oggi si pensa a progettare prodotti per le donne. Il target donna è anche conseguenza di un’evoluzione sociale: più possibilità di indipendenza, autonomia e accesso per le donne. Il dover vestire e agire come un uomo era abbastanza normale negli anni ’80. Oggi iniziano a crollare molti miti e molti tabù.

Per scoprire di più sul libro di Sabina

Roberto Zecchino: il leader in campo

Da settembre 2003 ricopre il ruolo di Vice President Human Resources and Organization Bosch Italy and South Europe con la responsabilità e il coordinamento della funzione risorse umane di oltre 20 società e circa 6000 collaboratori nei paesi Italia, Grecia, Cipro Albania e Malta.
Con Roberto, è venuto naturale iniziare parlare di Leadership nelle organizzazioni.

Leader è una persona che deve continuamente adattarsi ai cambiamenti del mercato ma anche e soprattutto una persona che sa essere di esempio. La fiducia è fondamentale per una leadership sana. Condividi il Tweet

Diego Ingrassia: il cuore nella mente

La mia vita è una distrazione dallo smartphone. Solo le emozioni ci possono salvare. @Diego_Ingrassia Condividi il Tweet

Con Diego Ingrassia, coach e formatore specializzato in competenze emotive e Leadership, abbiamo parlato di come le emozioni influiscano nei processi di cambiamento. L’esempio con il quale Diego ha introdotto il tema è emblematico.

“La salute sembrerebbe l’argomento più convincente per disincentivare il fumo, eppure nonostante le immagini shock e gli avvisi nei pacchetti di sigarette, tante persone continuano a fumare. Il motivo è che ci sono diverse emozioni che agiscono e la salute è solo uno di questi. Le emozioni interferiscono continuamente sul processo di cambiamento.”

Il suo nuovo libro, “Il cuore nella mente”, con la prefazione di Paul Ekman, entra nel merito del discorso.
“Un recente articolo titolava “la mia vita è una distrazione dallo smartphone.” Viviamo oggi un periodo ricco di distrazioni e stimoli tecnologici e solo le emozioni possono riportarci a un vero livello di relazioni, uomo a uomo. Lo scopo del libro è innanzitutto una pausa nella quale riflettere ma anche un momento per lavorare sulle nostre competenze emotive.

La leadership, della quale stiamo parlando in questo evento, oggi può essere presente solo se diventiamo abili a livello emotivo. Per comprendere gli altri, empatia, ma anche per utilizzare strategie adeguate alle emozioni che stiamo osservando.”

Andrea Fontana: il lato narrativo della Leadership

Ha introdotto in Italia il dibattito teorico e operativo sulla “narrazione d’impresa”. Amministratore delegato Storyfactory e Docente di “Corporate Storytelling” all’Università di Pavia dove è anche Direttore didattico del primo Master universitario italiano in scienze della narrazione: MUST. Come sociologo della comunicazione adora mettersi la “tuta blu” e sporcarsi le mani nella pratica quotidiana ma ogni tanto ama anche mettersi il “camice bianco” dello “studioso” che cerca di capire i fenomeni sociali contemporanei. Per Roi Edizioni, è autore di “Storie che incantano. Il lato narrativo dei brand“.

Con Andrea Fontana ho parlato naturalmente di Storytelling ma anche di quello che può significare in termini di leadership.

Lo storytelling è questione di leadership e identità. C’è bisogno che qualcuno che si assuma la responsabilità di dire facciamo così e orientare il contenuto. Il problema più frequente è quello di parlarsi addosso. Il vero racconto, se mi racconto a te, non è il mio ma il tuo.

Il problema più frequente è quello di parlarsi addosso. Il vero racconto, se mi racconto a te, non è il mio ma il tuo. @storyfactor Condividi il Tweet

Francesca Fedeli, Roberto D’Angelo e Mario: Fight the stroke

Ci eravamo già incontrati e mi erano sembrati davvero persone da “grande differenza”. Roberto D’Angelo e Francesca Fedeli pensavano che il loro bambino, Mario, fosse sano, finché 10 giorni dopo la nascita non hanno scoperto che aveva avuto un ictus perinatale. Da allora è iniziata una storia nuova, per la salute e il futuro del piccolo Mario (oggi sta bene) ma anche per tanti altri bambini che ogni giorno vengono colpiti da questa patologia. E per chi gli sta vicino: la grande lezione di Francesca, Roberto e Mario è una storia di amore, passione, lotta e condivisione. 

Il modo migliore per aiutare nostro figlio, era quello di aiutare tutti i bambini come lui @FightTheStroke Condividi il Tweet

Per aiutare Fight the stroke (servono change makers) > www.fightthestroke.org

Per chi non avesse già ascoltato la loro storia, ecco il Ted visto da oltre un milione di persone

Riccardo Pittis: “decriptare” il talento

È stato uno dei più forti giocatori nel periodo dalla metà degli anni 1980 fino ai primi anni 2000. Soprannominato Acciughino per la magrezza che lo contraddistingueva, soprattutto nel periodo milanese. Dal ’93 ha indossato la maglia della Pallacanestro Treviso per 11 stagioni. Ora Performance Coach di alto livello.

A Riccardo ho chiesto innanzitutto di raccontare la transizione della sua carriera di campione, a un contesto come quello della formazione e del coaching professionale.

“È stato il caso, che non esiste… inizialmente avevo provato la strada del coach rimanendo in ambito sportivo ma sentivo che non era la mia strada. Da lì ho iniziato a farmi domande, cercare le risposte e soprattutto cercando di decifrare la mia carriera. Comprendere cioè le dinamiche che avevano influito positivamente e negativamente – c’è anche un fatto curioso: già da giocatore avevo “cambiato mano”, passando da destro a sinistro.

Sono diventato coach proprio per aiutare altre persone a comprendersi e raggiungere i propri obiettivi.
Infine, ho voluto chiedere qualche aneddoto su Dan Peterson, con il quale proprio di recente ho avuto l’onore condividere un evento di formazione.
“È ancora oggi fantastico. Quello che mi ha insegnato è la cultura del lavoro. Parte sempre da un presupposto: se hai un talento ma non lo coltivi ogni giorno in palestra, sarai un giovane con un talento… alle spalle.”

Alex Bellini: la curiosità va Oltre

Alex Bellini è un esploratore, speaker motivazionale e performance coach. E un amico. Nel 2001 Alex corre la Marathon des Sables, una corsa a tappe di 250 km nel deserto del Sahara. Nel 2002 e 2003 cammina attraverso l’Alaska, spingendo una slitta per un totale di 2.000 chilometri. Nel 2005, l’avventuriero rema da solo per 11.000 km attraverso il mare Mediterraneo e l’Oceano Atlantico per un totale di 227 giorni. Nel 2008 si ripete e rema per 18.000 km attraverso l’Oceano Pacifico, dal Perù all’Australia, in 294 giorni, ancora una volta da solo. Nel 2011 Alex corre per 5300 km attraverso Stati Uniti: da Los Angeles a New York, in 70 giorni.

Comprendere su cosa hai controllo e su cosa no, è determinante. Spesso in gioco c'è la nostra sopravvivenza. @AlexBellini1 Condividi il Tweet

C’è un’immagine che probabilmente spiega bene Alex. Lui su una barca in mezzo all’oceano con alle sue spalle un’onda alta inquietante. La prima cosa che ho chiesto ad Alex riguarda proprio questo. Cosa passa per la testa e cosa ti può salvare?

“In quei momenti passano tante cose in testa ed è difficile da spiegare. Il pensiero più lucido probabilmente era la consapevolezza di non avere il controllo, né emotivo né del mare. Ecco, ripensandoci, è questo un tema centrale: comprendere cosa puoi controllare e cosa è fuori dal tuo controllo determina spesso la tua sopravvivenza.  Tornando a quei momenti, per me è stato decisivo pensare ai miei affetti. Penso sia necessario avere qualcosa di più grande al quale aspirare e dal quale farsi guidare. Spesso lo sottovalutiamo e lo sacrifichiamo in favore di piccoli e immediati obiettivi.”

Non potevo non chiedere qualche parola sulla leadership.

“La prima cosa che ho imparato riguarda la leadership personale, quanto cioè le emozioni determinano il nostro comportamento. È scontato comprenderlo quando sei in mezzo all’oceano e la tua capacità di controllo determina la tua sopravvivenza. Ma quello che mi piace sottolineare è anche la capacità e la maturità di farsi guidare.”

Infine, ero davvero curioso di sapere quale altra sfida impossibile aspettasse Alex.

“Negli ultimi anni ho potuto conoscere il lato ostile della natura ma anche quello più vulnerabile e fragile. Oggi sento il bisogno di alzarmi in piedi e parlare per questo ambiente sempre più bistrattato. Nei prossimi anni dunque, navigherò i 10 fiumi più inquinati di plastica al mondo nel tentativo di raccontare il viaggio della plastica che pochi conoscono, si pensa sempre all’Oceano. Penso, anche parlando di leadership, iniziare a pensare alle nostre responsabilità individuali senza aspettare che qualcuno venga a salvarci o risolva la situazione.

Per saperne di più su Alex Bellini, qui il link del suo nuovo libro “Oltre. Pensare da campioni per esprimersi al massimo del potenziale

Michele Riva: le sfide dell’editoria e della formazione

Tutti ti applaudono ma non hai mai suonato una nota. L’editore si deve sentire un po’ così. @MicRiva Condividi il Tweet

La prima domanda che ho voluto fare a Michele Riva, Ceo di Roi Edizioni, pur conoscendo la risposta, è come e perché in un mondo digitale, Roi Edizioni punti ancora fortemente sul cartaceo.

“Noi facciamo libri di carta curando la qualità in modo anche maniacale, dalla carta alla confezione, ma offriamo sempre la versione digitale. La cosa interessante che mi piace ricordare però è come agli inizi del ‘900 si diceva che i libri di carta sarebbero morti entro due o tre anni. Il 2002 o il 2004 sarebbe stato l’ultimo anno… e invece i libri di carta sono ancora i preferiti dai lettori.

Ho dunque chiesto qual è la relazione tra libri ed eventi.

“Roi edizioni è la casa editrice del gruppo Roi che è anche la società che con Performance Strategies organizza il Leadership Forum. Penso sia un binomio forte e vincente. Sono due momenti fondamentali dell’auto-formazione: il momento del confronto, in presenza, che è anche sociale; il momento della riflessione, dell’approfondimento personale, del silenzio.

Matteo Salvo: il più grande regalo che ci si possa fare, è apprendere

Matteo Salvo, è il primo istruttore certificato da Tony Buzan per insegnare le Mappe Mentali® in Italia, Master Practitioner in Programmazione Neurolinguistica, docente dal 2000 di Tecniche di memoria e metodologie di studio in Italia e all’estero, docente di mnemotecnica dal 2008 presso la Scuola Nazionale di Metodologia della Didattica dell’Accademia Italiana di Economia Aziendale, e detentore di numerosissimi record.

Matteo ha arricchito e facilitato l’evento con le sue mappe mentali, ho voluto parlare proprio di questo ma anche di come si possa apprendere in modo efficace; interessantissimi come sempre i suoi consigli ad esempio sull’apprendimento di una lingua straniera.

Ci sono due aspetti nell’apprendimento: focalizzazione e rilassamento. Senza di questo non ci può mai essere apprendimento. @matteosalvo Condividi il Tweet

Ancora grazie

Colgo l’occasione per complimentarmi ancora una volta e ringraziare Marcello Mancini, Sara e tutto il team per questo splendido evento, per la stima e l’amicizia che mi donano e per l’energia e creatività con cui danno la sveglia e il passo al mondo della formazione. Per chi volesse sapere di più sulle prossime attività di Performance Strategies, ecco qualche anticipazione.

Puoi essere più piccolo o più grande dei tuoi problemi. Ma per risolverli devi essere più grande.

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