Avevano ragione loro, avevano ragione i vecchi

In Graffi sull'anima
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“Metti la sciarpa”. “Hai la canottiera”? “Ricordati di lavare i denti”. Potrei continuare. D’altro canto, chi di noi non potrebbe?

Si certo, potrebbe anche essere che qualche genitore, troppo bambino o troppo distratto, si sia dimenticato di ricordarlo, di marcare, con garbo o disappunto, quelle frasi, che poi ti si appiccicano addosso e che ti porti in giro per tutta la vita come i barattoli vuoti dietro l’auto degli sposi.
Come il nome che hai avuto, volente o nolente.
Segno indelebile di qualcosa che non hai scelto, frutto di un albero sul quale non ti sei ancora mai arrampicato.
Tutte briciole del passaggio attraverso i boschi dell’esistenza di chi ci ha preceduto.
Cicatrici delle piccole e grandi battaglie, che chi è già stato, ha combattuto.
“Vai piano”.
“Non si va in giro con le scarpe e i calzini bagnati”.
“Mastica bene”.
Te ne sei dimenticato di come ridevi o bestemmiavi in silenzio e te ne fottevi.
Avresti bruciato in un falò tutte quelle raccomandazioni, ecco sì, raccomandazioni, si chiamano.
A riassumerle tutte si potrebbe usare quella frase regina, la madre di tutte le scaramanzie genitoriali.
“Mi raccomando”.
Se mi concentro, la sento ancora riecheggiare e spegnersi in un ribelle effetto doppler che il mio motorino scassato procurava, allontanandomi come avrebbe fatto Beep Beep scappando da Wile Coyote.
Poi il tempo passa, sulle canottiere e su calzini bagnati, sulle sciarpe di lana e acrilico degli anni ’70, sui Garelli truccati, per quel che si poteva fare, e sui Ciao e sui Bravo Piaggio, un po’ più veloci.
Passa il tempo e non mastichi a dovere, né lavi i denti dopo aver masticato.
Non bestemmi più, nemmeno ti ricordi di tutto questo proibizionismo.
Sei uno dei Rolling Stones, non hai il tempo per badarci.
Il tempo è dalla tua parte.
Ci ritroveremo come star al Roxy Bar.
O almeno così pensavi.
Poi, al bar ci arrivi davvero, la sera che decidi di ritrovare i tuoi compagni di classe del liceo, dopo tanti anni di zig zag per un mondo spappolato.
E ci sono tutti, non manca quel senso di cameratismo e simpatia, si riannodano storie e racconti in sospensione, come le audiocassette in pausa.
Però manca il whisky a quel Roxy Bar.
Si beve una birra, massimo due, e solo in pochi.
Gli altri optano per l’acqua, meglio se naturale, che la gasata gonfia e non mi fa digerire.
Si salta anche l’amaro offerto dalla casa, che dobbiamo guidare.
Fuori fa freddo.
Meglio mettere il berretto e sistemare il foulard, che sono sempre soggetto a sinusiti e tonsilliti.
Non vedo l’ora di arrivare al lavabo, a casa, per spazzolare bene i denti, hai visto mai che la cura canalare si irrita e ricomincio a patire.
E poi la pulizia dei denti, costa un botto, posso mica farne una al mese.
Meglio tenerli bene i denti.
Un po’ tu, un po’ i tuoi vecchi amici, tutti insieme siamo un bel composè di raccomandazioni giunte a scadenza.
Non sono triste per questo.
Guardo disincantato la parabola di tutte quelle frasi gettate in alto dai vecchi che speravano venissero prese al volo e che invece ricadono come grandine sui nostri cinquant’anni e ci rendiamo conto non siamo più a petto nudo, come Billy Idol, a farci beffe del sistema.
Il sistema siamo noi ora, non il caso di prendersi un’influenza per niente, chissà poi se il caldobagno è già acceso per quando torno, che poi anche il sistema non mi sembra mica tanto in salute.
Accidenti.
Mi sa che avevano ragione.
Almeno su questo, avevano ragione i vecchi.
Che palle.
Avevano ragione e adesso non me ne ricorderei quasi più, se non fosse che è così freddo.
Però è anche vero che allora potrei, adesso, avere ragione anch’io.
Potremmo avere ragione anche noi.
Noi, spossati ma mai contenti baby boomers.
Almeno per quanto riguarda il fatto che la vita raramente fa sconti e che non alza la sbarra del pedaggio se non hai il biglietto.
Quel biglietto che va timbrato di attenzioni verso di te, perché se non ti prendi cura tu di te stesso, chi se la prenderà?
E come curerai altri, tu che non sai curare te?
Beh, non dico nulla di nuovo.
Solo che dovevamo fare il giro, tutto il giro di giostra, per arrivare al punto da cui erano partiti e arrivati tutti quelli prima di noi.
Il mondo è un posto che non è nato per o contro di te.
E’ un posto. Punto.
C’era prima, ci sarà dopo.
Sei un puntino, un pezzettino, una formichina talmente piccola che ti stendono i virus della tonsillite o l’umidità dei calzini bagnati.
Che rottura, fare pace con i “mi raccomando” dei miei.
Secondo me, mica lo sapevano di avere ragione.
Era solo che toccava loro tradurre in consigli i reumatismi, le carie e i mal di schiena, e speravano intendessimo, un po’ per amore, un po’ per ragionamento-
Ma non s’intende mai.
Soprattutto se il suggerimento viene dai tuoi stessi geni.
Deve essere un piccolo e doloroso stratagemma della natura per evitare che la si possa soggiogare troppo facilmente.
Un modo per ristabilire un equilibrio competitivo.
Ci sono errori da compiere e bivi sbagliati che devi prendere da solo.
Devi grattugiarti il mento, le ginocchia, i gomiti e il naso.
Solo per avere la soddisfazione di potere, a tua volta dire: “Mi raccomando” ai geni dei tuoi geni, che se ne fotteranno.
Un po’ per il rumore del motorino e un po’ perché, diciamocelo, la canottiera un po’terrà anche lontano il raffreddore ma un po’ tiene lontane anche le ragazze.
Ok amici, un Whisky piccolo, che devo fare le analisi a breve e poi lasciatemi andare a casa che ho lasciato acceso lo scaldasonno.

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