Mentre cerchi lavoro, ogni dramma ha un inizio, un mezzo e una fine

In Carriera e obiettivi
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Tutti alla ricerca della realizzazione rotonda, del colpo da golf perfetto, del tiro alla Juninho Pernambucano, il giocatore brasiliano che ha reso il calcio di punizione una scienza quasi assoluta. Eppure ogni dramma ha un inizio, un mezzo e una fine.

Atto primo.
Telefono che squilla, numero mai visto. “Pronto ciao, sono un amico di… mi ha detto che tu mi potevi aiutare”.

Se avessi un sassolino per ogni consiglio richiesto sul come trovare il lavoro perfetto, potrei ricoprire un parco pubblico.
Se avessi un centesimo per ogni consiglio richiesto su come trovare un lavoro così così, non riuscirei nemmeno a pagare mezz’ora di parcheggio in centro.
Tutti alla ricerca della realizzazione rotonda, del colpo da golf perfetto, del tiro alla Juninho Pernambucano, il giocatore brasiliano che ha reso il calcio di punizione una scienza quasi assoluta.

Pochi invece che inseguano un lavoro senza la pretesa che sia perfetto o in contenuti o trattamenti. Un tiro sporco che ribattuto magari entri in rete.
Mi sembra ovvio. Chi cerca qualcosa che non sia meno che ottimo nella ricerca di qualcosa così importante ed espressivo come l’occupazione?
La domanda di consiglio mi arriva quindi già orientata e viziata dalla condizione: ” Non mi accontenterò di nulla di meno di quello che desidero”.

Entr’acte

“Perfezione e unione possono essere realizzate soltanto nella coscienza, non dentro la materia, perché la materia è l’ombra della coscienza. Nell’ambito del fuggevole mondo delle forme l’uomo non può realizzare ciò che appartiene a un piano eterno. Nonostante ogni sforzo, il mondo non sarà mai sano, senza conflitti e senza problemi, senza tensioni e lotte”.
Thorwald Dethlefsen e Ruediger Dahlke.

Atto secondo.
Qualche giorno dopo. Telefono che squilla. Riconosco il numero questa volta. “Ciao, sempre io… ti volevo aggiornare, hai un minuto?”

“Ho già fatto tutto il possibile, ho mandato centinaia di curriculum e rotto le scatole al mondo. Il periodo è orribile, cosa altro devo fare?”

La disperazione e la desolazione dell’indifferenza altrui sono bestie terribili.
Nulla spacca il cuore e la testa di noi umani quanto la freddezza e il distacco del prossimo.
Purtroppo in tanti ce ne accorgiamo solo quando tocca a noi subirle.
L’essere umano è un animale sociale e la società è il teatro dove va in scena la propria personalità, quando gli altri attori e il pubblico ci negano l’attenzione, scompariamo.

Ma questo è. Oggi a te, domani a me.
“Ho già fatto tutto quello che dovevo fare, e adesso?” è il corollario del primo atto.
Ovvero una domanda-verità conseguente da un’altra in precedenza dimostrata.
Una presunzione che di nuovo orienta la possibile risposta verso un vicolo a senso unico.
Se hai fatto tutto ciò che necessitava e non è servito, che suggerimento cerchi che non sia un’assoluzione?

Entr’acte

“Quando non ho avuto più niente da perdere, ho ottenuto tutto. Quando ho cessato di essere chi ero, ho ritrovato me stesso. Quando ho conosciuto l’umiliazione ma ho continuato a camminare, ho capito che ero libero di scegliere il mio destino”.
Paulo Coelho

Atto terzo.
Io stasera. Ripensando alle telefonate, ai discorsi, ai consigli, alle giostre su cui montare e alle carriole da riempire.
Preferire avere ragione all’essere felice è una pericolosa china, soprattutto quando non si tratta di cambiare in meglio il mondo ma solo di trovare una occupazione.
Il mercato del lavoro è un gioco sociale che presto o tardi sarà smontato, riscritto e rimontato.
Ai nostri pronipoti apparirà ridicolo questo nostro affannarsi per il lavoro odierno come a noi appaiono ridicoli la Sibilla Cumana o l’aruspicina che era l’arte di esaminare le viscere di animali per ottenere segni divini.
Ipotizzare e sentirsi male se la nostra ricerca non produrrà un perfetto esito fin dall’inizio è una pregiudiziale terribilmente dolorosa e anche probabilmente sbagliata.
Saltare su uno dei tanti destrieri di legno della giostra dei cavalli del mercato del lavoro è meglio che non rimanere a guardare il carosello dalla strada.
Una volta salito su un cavallino verniciato male passi con più facilità su un cavallino nuovo di zecca e con tanto di pennacchio.
Di certo più agevolmente che se non dovessi lanciarti al volo dal bordo della piazza verso quella girandola festosa.
La giostra accetta più volentieri chi è già a bordo rispetto a chi non è ancora salito.
Non sarà il cavallo della vita, e magari tu eri abituato a purosangue prima che ti sbattessero fuori a volte con cattiveria, a volte no.
Ma sei almeno nel carosello di nuovo.
Il movimento circolare della giostra è meno disturbante se sei a bordo che non se sei a terra.
“Sì, ma quanto tempo ci vuole per risalire?”
Tutto il tempo necessario.
“E se non ancora non sono risalito”?
Allora significa che non è bastato il tempo.
E che ne serve di più.
“Se io ti chiedo di riempire una carriola di terra e dopo due ore di lavoro tu mi dici che sei stanco e non è ancora riempita io posso solo dirti che serve più tempo e più lavoro.”
Non ho purtroppo molto altro da aggiungere se non dettagli tecnici, atteggiamenti flessibili e modalità di lavoro.
Ma rimane che, dati i tuoi sforzi, ti serve altro tempo.
Credere che esista il “colpo perfetto” e credere alla frase: “Ho fatto tutto il possibile” è pericoloso. Ti rende impermeabile alle opportunità.

Marty: “Doc, ci vuole più rincorsa. Non c’è strada sufficiente per arrivare a 88 miglia”.
Doc: “Strade? Dove andiamo noi non ci servono strade!”.

Manager (una vita in Diesel)| Speaker e scrittore ispirazionale
Un giorno la mia maestra delle elementari mandò a chiamare mamma. Ero terrorizzato ma ci teneva solo a dirle che intravedeva talento nei miei giovani temi. Sembra ieri: La mamma mi guarda e io riguardo le sue scarpe. Coperte di polvere bianca delle fabbrica da dove veniva e dove lavorava sodo perché io studiassi. Quel giorno pensai che “Qualcosa le devo”. Lo penso anche oggi oltre quarant’anni dopo. Così come, per lo stesso motivo, ho speso buona parte della mia vita a chiedermi cosa sia il talento, che responsabilità si porti dietro e come fare #lagrandedifferenza

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