Lettera a chi non se l’aspettava

In La Grande differenza
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Hai scoperto che una tua ora di lavoro non la vuole nessuno. Tu offri e nessuno compra. Dì la verità: non te l’aspettavi, vero?

“No, Bob, perché di sicuro hai fatto tante cose di cui rincrescerti, solo che non sai quali sono. E quando alla fine le scopri, quando vedi l’assurdità di qualcosa che hai fatto, desidereresti tornare indietro, cancellarlo, ma sai di non potere, perché è troppo tardi. Quindi quella cosa non puoi che prenderla e portarla con te, perché ti ricordi che la vita va avanti, il mondo girerà anche senza di te. Alla fine, tu non conti. È allora che acquisterai carattere.” Phil Cooper in The Big Kahuna

Sabbie mobili

“Se il ciclo elettorale è di 5 anni, perché dovrei occuparmi di un fenomeno che si presenterà tra 20?” dice il professore Rodolfo Lewanski parlando della situazione degli over 50 estromessi dal lavoro e delle politiche per ovviare al fenomeno .

I dati ISTAT, al 2019, raccontano di una popolazione in crescita in termini di occupazione, come mai nella storia del paese. Tuttavia, l’Italia resta in coda alla classifica europea, risultando inferiore solo a Grecia e Spagna .

Ma la statistica, utile per descrivere un problema generale, perde quasi sempre singolarità e specificità: perde le singole storie umane.

La storia umana di un cinquantenne che ha perso il lavoro è complessa.

Il processo per trovare un altro lavoro è più lungo perché le persone che hanno speso molto tempo nello sviluppo di competenze specifiche hanno opzioni più limitate quando cercano una nuova occupazione.

I datori di lavoro possono essere riluttanti ad assumere qualcuno che ha delle aspettative elevate, è abituato ad altri ambienti, è più costoso di altri lavoratori e che potrebbe aderire con più difficoltà alla cultura aziendale.

Chi è alla ricerca di collaboratori potrebbe pensare che, oltre una certa età, le competenze tecniche e le capacità fisiche calino.

I selezionatori, di solito più giovani, potrebbero avere più facilmente dei pregiudizi o essere incapaci di comprendere una persona più anziana.

In effetti, potresti essere diventato culturalmente irrilevante e non comprendere i linguaggi e i modi di fare che si sono sviluppati ultimamente.

Magari il tuo network di conoscenze, che è una delle prime fonti di colloqui di lavoro, è stato poco ampliato e non sufficientemente curato e mantenuto negli anni.

Sei magari meno propenso a prepararti bene per i colloqui perché in fin dei conti ti senti già coperto dalle mille esperienze che hai vissuto.

Sei probabilmente meno disponibile a trasferimenti e viaggi e hai aspettative tarate sul passato anziché sulla realtà odierna.

Tu stesso tendi a procrastinare nella ricerca perché magari hai dei risparmi che calmano l’ansia di rimettersi a caccia di un lavoro e questo protrae il periodo in cui sei fuori dal mercato, isolandoti ancora di più.

È più facile deprimerti visto che per molti il lavoro forma e definisce gran parte della propria identità.

In questo caso, quando stai cercando lavoro, sentirti respinto perché sei considerato troppo vecchio è un dramma: sperimenti cosa significhi venire discriminati.

Se sei un imprenditore o un professionista che ha dovuto chiudere o abbassare la serranda forse le cose sono leggermente diverse.

Forse avevi annusato l’aria e comprendi che è tutto da inventare di nuovo.

Ti aiuterà la politica? Ti aiuterà il governo? Ti aiuteranno i robot? Nell’attesa che succeda, è sempre meglio iniziare a pensare di sbrigarsela da solo. Anche se farlo equivale ad attraversare la giungla di un Vietnam in cui nulla è amichevole e dove i sentieri, se ci sono, non ti sono né noti né visibili. Conosco tanti uomini e donne che in quella giungla ci sono ancora, altri che si sono persi, che si sono accasciati in un angolo e nessuno li ha cercati, altri ancora sprofondati in qualche tipo di sabbie mobili fatte di rimpianto, rabbia e depressione.

Il fatto che me la sia cavata bene finora e avessi alternative non è una garanzia che me la caverò nel futuro.

Ecco quindi la lettera che mi sono scritto e che, se ti farà piacere e ti sarà utile, ti prego di considerare se sei un over 50.

Lettera a un over 50 in difficoltà. Lettera a me stesso

Caro Sebastiano, dì la verità.

Non avresti mai pensato di invecchiare e invece è successo.

Succede a tutti, anzi succede a quelli che hanno fortuna, ad alcuni non succede.

Quindi segnati questo, sei già stato fortunato.

A volte va così.

Se ho capito bene, oltre a prendere questa svista circa la tua evoluzione anagrafica, non hai pensato nemmeno al fatto che non c’è niente che sia per sempre.

Anche nel tuo lavoro, quel gioco che si gioca ora, in cui tu scambi ore di vita con il benessere materiale, ti sei dimenticato di controllare se tutto funzionasse.

E ora hai scoperto che una tua ora di lavoro non la vuole nessuno.

Tu offri e nessuno compra.

Dì la verità un’altra volta.

Non te l’aspettavi, vero?

Sei sempre stato convinto di avere un valore intrinseco, confondendo il valore spirituale, umano, concettuale delle persone con quello che il mercato chiede.

Certo che sarebbe bello se le due cose coincidessero, ma, pensaci: tu davi valore al prossimo quando compravi qualcosa nei negozi low cost o sul web?

Quindi oggi è capitato a te.

Non aggiungi valore. Non hai più la rendita di posizione di prima. Non hai un piano B e alternative costruite. E soffri.

Più per chi ti sta attorno, ti ama e magari ha bisogno di te che per te stesso.

Hai ragione a stare male. Non dovrebbe andare così.

Ma a volte va così.

E adesso?

Sai che a piangersi addosso ci si rilassa, ma non si risolve.

Lo hai visto mille volte succedere, adesso usala per favore questa osservazione.

Quindi. Prendi carta e penna che ti detto il mantra dell’uomo di mezza età della società liquida.

Scrivi, così questa volta te lo ripeti la mattina quando ti svegli e la sera prima di andare a letto.

Voglio diventare saggio e distinguere me stesso dalla identità che il lavoro costruisce attorno a me.

Io non sono il mio stipendio, la mia scrivania, la mia auto, i miei colleghi, clienti o fornitori o capi o il mio tragitto per andare al lavoro.

Posso fare un lavoro, cambiarlo e cambiarlo ancora senza che la mia identità ne venga intaccata.

Voglio in questo teatro del mercato diventare saggio, non cinico.

Voglio essere sensibile e attirato dal meglio senza diventarne schiavo.

Voglio battermi per la mia evoluzione materiale senza che questo diventi l’assillo che mi renderà impossibile accontentarmi.

Ho già fatto tanta strada e, se smetto di guardare ai miei anni e mi concentro sulle mie esperienze, ho la possibilità di creare buonsenso e oculatezza con cui migliorare la vita degli altri.

E gli altri chiederanno il mio discernimento se avrò seminato atti di gentilezza e attenzione, che non è mai troppo presto per iniziare a compiere.

Per questo, posso ritornare in contatto con chi ho conosciuto e poi ho perso per strada, con le persone con cui ho collaborato e sudato e poi ho perso di vista.

Voglio essere interessato a quello che capita a loro perché è solo così che loro saranno interessati a ciò che capita a me.

Voglio tornare a leggere, a studiare, ad approfondire e a farmi contaminare senza pregiudizi legati all’età, alle generazioni, alle razze, alle culture.

Questo mondo è diverso e servono tolleranza e umiltà, così da assimilare le soluzioni e le informazioni che se ne sono lentamente andate come il calcio dalle nostre ossa in questi anni.

Caro Sebastiano, adesso passo alle raccomandazioni.

Non angustiarti e smettila di dire in giro quanto sei vecchio e quanto difficile è ricominciare.

Non ti servirà a nulla e romperai così tanto le scatole al prossimo che non ti inviteranno più nemmeno per un aperitivo.

Considera che il mondo ha tempo, ma tu non hai tutto il tempo del mondo.

Ritira fuori delle passioni che hai accantonato e valuta campi di applicazione che non hai mai conosciuto o preso in considerazione.

Risparmia, anche se ormai è un po’ tardi, ma è sempre meglio che niente.

Per decidere se comprare qualcosa o no le domande più importanti sono: quanto sarò felice poi? Per quanto a lungo? Quanto saranno felici le persone che amo?

Vedi se riesci a sistemare eventuali debiti, disfacendoti di cose che non ti servono davvero.

Parla con le persone che ti vogliono bene e verso le quali senti una responsabilità, spiega la situazione e tutto quello che stai tentando di fare.

Ti sentirai meno solo e magari potrebbero alleviare la fatica del risollevarti.

Cerca gente, tanta, molta, sia online che offline.

La soluzione non sta nel salotto di casa e nemmeno al bar del paese.

La soluzione al tuo problema di impiego sta tra la gente, in qualsiasi modo tu la contatti e ci parli.

Solo se decidi di fare l’asceta puoi permetterti il lusso di stare da solo, ma è un lusso che costa molto.

Non perdere più traccia di tutti questi incontri, prendi nota.

È abbastanza improbabile che tu sia il capace di fare concorrenza ai giovani nativi in ambiti che loro conoscono meglio, ma è probabile che tu ne sappia invece più di loro sul modo in cui si dovrebbe reagire emotivamente agli eventi.

Punta a essere una persona a cui gli altri si rivolgono per un consiglio piuttosto che sperare che un algoritmo consigli te, su questo o quel social, per avere un’altra opportunità.

Non saltare alle conclusioni, perché ti sarà utile poche volte, piuttosto pensa prima di parlare e parla per ultimo.

Agire impulsivamente indica che non ti dai il tempo di studiare la situazione e, in un mondo complesso, questo non è saggio e rischia di farti passare per uno sprovveduto.

Non ci sei solo tu a questo mondo, e credere che sia così è parte dei motivi per cui sei in difficoltà.

Chi comanda non ha sempre ragione e non ti dice sempre la verità, tienilo a mente e agisci di conseguenza, ma, a meno che tu non creda di essere Zorro, non serve necessariamente cercare lo scontro.

Giudica poco e agisci tanto, guarda avanti e poco indietro, anzi mai se puoi, come diceva Bob Dylan .

Curati e fai movimento. Il cervello si rincoglionisce prima se non ossigeni il corpo, e Dio sa quanto ti servirà il cervello ancora.

Cerca di volere bene alla gente e al pianeta senza costringere le persone a volere bene a te: se c’è una sola cosa su cui tutte le religioni, prima di perdersi nelle bassezze umane, sono d’accordo è che volere bene al resto del Creato è una via per salvarsi l’anima, e io penso che sia anche una via per trovare più in fretta un mestiere che ti renda felice.

Se proprio qualcuno ti vuole male, allontanati con garbo; prima lo escluderai dalla tua esistenza con fare disinvolto, meno turbamento ti arrecherà.

Abbi pazienza, ma agisci in fretta.

Sì, avrei dovuto sapere tutto questo prima.

Anzi no.

Per saperlo lo sapevo.

Dovevo farlo prima.

Ma come diceva il Maestro Manzi: “Non è mai troppo tardi” .


Tratto da Alternative: aspira al meglio, preparati per il peggio e tieni sempre pronto un piano B.

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