Leadership al gusto puffo

In Carriera e obiettivi
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Mi troverò tra un qualche tempo a tenere una giornata di relazione su questo tema. Non è un novità affrontare il tema delle relazioni tra le parti di un gruppo, soprattutto quelle tra i capi e coloro che devono essere guidati. Digitando "leadership" su Google otteniamo 324 milioni di risultati.

Se eseguiamo una ricerca avanzata per lingua otteniamo, ad esempio, 4 milioni e mezzo di risultati in italiano e 334 mila in lingua Swahii.
Tanto. Tantissimo.
In compenso se ne vede poca e ci stupiamo di coloro che hanno davvero consenso e seguito.
Mi piace leggere tutto ciò che posso sull’argomento.
E visto che per lavoro anche io devo guidare della gente cerco le teorie efficaci e affascinanti scontrandomi con realtà zoppicanti e lugubri.
Condurre e convincere la gente è sempre più come convincere i cittadini che il tracciato dell’Alta Velocità deve proprio passare nel loro giardino.
Intendo dire che, chi decide di diventare o si trova nella posizione di leader, riesce sempre meno a spiegare il perchè del viaggio.
Intendo poi dire che anche chi si trova, o ha scelto di farsi condurre, tenta sempre più di nondi farsi coinvolgere dall’avventura e rimanere spettatore asettico di una parte della sua esistenza.
Il tutto si riduce ad uno scambio contrattuale di reciproci e spesso solo potenziali, ipotetici e futuri vantaggi e benefici.
Tempo contro denaro.
Mansioni contro livelli.
Benefit contro risultati.
Non è un male.
Solo che non basta.
Non basterà più soprattutto.
Troppo complesso lo scenario economico, politico e sociale.
Serve almeno un altro accordo. Fra poco ne parliamo. Tra qualche riga.
Ora, ragionando sulla leadership è impossibile parlare solo di leader e al leader.
Il leader indipendentemente dai seguaci è una creazione teorica e romantica.
Come il sole centro del sistema solare. Senza sistema non è il centro di un bel nulla.
E’ un sistema non vale l’altro. Come nemmeno un leader capace vale un altro leader capace.
Incrociando le due variabili e frullandole tra le lame gelide del tempo presente otteniamo un gelato a volte squisito,  a volte da far girare lo stomaco.
E in mezzo tutte le sfumature e i mezzi gusti come nelle gelaterie del corso.
Infatti, anche nelle gelaterie del corso la solita regola dell’ottanta venti relega una slavina di proposte nel dimenticatoio del marketing.
Lo comprendi quando per errore scegli i gusti “carapino” o “puffo” e li trovi ghiacciati e con un retrogusto da vaschetta di acciao inox, la stessa che li ha cullati dalla loro nascita senza mai avere avuto anche una sola visita cortese di un cliente.
Il primo sei stato tu.
Le organizzazioni dell’ottanta per cento sono la maggioranza.
Leader inadatti per equipaggi inadatti in un ambiente pieno di alternative, dalla focaccia alla piadina, dalla crepe al kebab.
Un ambiente che non perdona nulla.
Serve un accordo si diceva.
“Dai Fibra facci ballare, lo fanno tutti tranne te”.
Sì, serve un accordo per ballare e fare ballare.
A un rapper furbo serve un pubblico scaltro.
Qui non ci siamo quasi mai. Forse non ci siamo nemmeno con il famoso venti per cento di gusti buoni.
Leader avvizziti e seguaci sfiduciati per definizione.
“Vedere soldi mostrare cammello”.
Affogheremo nel gusto puffo o peggio.
In tempi di scarsità servono idee.
Idee attorno alle quali spartire il”perchè”.
Il tema vero è “perchè” stiamo facendo quello che dovremo fare. Sopra e sotto.
Sia che sia spiegato male o che invece sia interpretato peggio, rimane che il nodo non è né il “cosa” né il “come” a tenere in tiro la gente.
E’ il “perchè” che fa muovere le persone.
Un esempio è la scritta che appare sulla statua della libertà a NYC.
“Datemi le vostre stanche, povere
masse accalcate, bramose di respirare liberamente,
spregevoli scarti dei vostri lidi brulicanti.
Mandatemeli, questi senzatetto, stremati dalle avversità,
Io alzo la mia fiaccola accanto alla porta d’oro”.
Su questa base i migliori leader statunitensi hanno guidato persone convinte verso destini pericolosi, incerti, spesso mortali.
Ma c’è un “perchè” forte, a cui ci si può avvinghiare e tenere stretti.
Non sto dicendo che sia per definizione buona, ma almeno possiamo dire che funziona.
Le idee servono per potere fungere da perno fiduciario.
Il perno fiduciario per generare lealtà.
La lealtà per reagire adeguatamente risparmiando.
Il risparmio per adottare stili di lavoro e di vita più in armonia con il mondo scarso e che rimarrà dopo di noi.
E questo invece posso dire che è buono.
Non solo in azienda.
Ma anche nella società.
Nelle organizzazioni no profit.
Nelle scuole.
A leader puffi servono i seguaci carapino.
A seguaci carapino piacciono i leader puffi.
Senza idee, senza cuore, organismi capaci solamente di buffi e patetici tentativi di stupire basandosi sulle aridità del concordato.
Meglio spremere le meningi e l’anima.
Il resto sarà un deserto di giganti spietati.
“Vuoi continuare a vendere acqua zuccherata tutta la vita o vuoi avere la possibilità di cambiare il mondo?”
Frase che Steve Jobs usò per convincere John Sculley, allora CEO di Pepsi Cola, a passare ad Apple.

Musica consigliata Patty Smith “People have the power” ,
http://www.youtube.com/watch?v=9DaPWZdmDNU

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Aspirare al meglio, prepararsi sempre per il peggio. E avere sempre un piano B. 

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