L’arte della vittoria, di Phil Knight è un libro da leggere e rileggere (ma che non ha nulla a che fare con la vittoria)

In Libri per La Grande Differenza
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Giovane, curioso, fresco di laurea in economia, Phil Knight prende a prestito cinquanta dollari dal padre con l’obiettivo di creare la sua azienda. Nel 1963, il primo anno di attività, Knight incassa ottomila dollari. Oggi le vendite della Nike superano i trenta miliardi di dollari all'anno. In “L’arte della vittoria”, Phil Knight, ci regala un viaggio avvincente, e soprattutto onesto, dall’avvio al successo. 

Piedi per terra

L’arte della Vittoria è uno di quei libri ad alto rischio. Uno di quei libri che rapisce già dalla copertina, una pagina nera con quello swoosh che è molto più di un logo, e con le parole “Arte” e “Vittoria” così vicine.

Il primo rischio è di tenerlo sul comodino, sulla scrivania, in bella vista con i clienti e non aprirlo mai, pensare all’interno sia tutto chiaro e già spiegato nel titolo.
Il secondo rischio, conseguente, è quello di credere che sia un libro sulla vittoria e dove davvero si possa rubare l’arte dell’avere successo e vincere sempre.

In realtà, l’aggettivo che trovo più azzeccato per questo libro è “onesto”. Lo stesso aggettivo che ha usato spesso Bill Gates parlando della storia di Knight contenuta nel libro.

“Molti libri che ho letto sugli imprenditori seguono una trama comune, e credo fuorviante. Funziona così: un acuto imprenditore ha un’idea rivoluzionaria, sviluppa una chiara strategia di business, recluta un gruppo di partner e insieme si lanciano verso fama e ricchezza. Leggendo questi racconti, sono sempre colpito dal modo in cui fanno apparire i loro successi come il risultato inevitabile di una grande preveggenza e talento. Non c’è da meravigliarsi che gli editori sfornano titoli “how-to” pieni di ordinate liste di controllo, programmi in 5 fasi e altre ricette semplicistiche per il successo imprenditoriale.”

È un libro onesto perché si discosta di molto dai canoni e dalle leggende dagli avvii folli, facili, visionari e senza precauzioni che vanno di moda soprattutto negli ultimi anni, ancora più enfatizzate da quel nuovo termine che è entrato nelle nostre vite: startup.

Rileggendo la storia di Knight ( che per inciso può piacere o non piacere come persona e imprenditore) invece si viene a contatto con un mondo che solo chi fa impresa, chi si sporca le mani e chi ha la “pelle in gioco” conosce davvero. Un mondo in cui niente è facile, niente ti è dovuto, il fair play non è una regola, bisogna sempre programmare, creare alternative e piani B.

Per iniziare, il giovane Knight ha venduto, seppur controvoglia, enciclopedie e titoli immobiliari. Quando ha avviato la Blue Ribbon, il fatto vendendo scarpe di un’azienda giapponese, accettando fosse un percorso lineare. Quando ha iniziato ad accusare i primi colpi, in seguito alle lotte fiscali dovute anche alle aziende concorrenti, Adidas in primis, ha fatto un passo indietro, pazientato, lavorato come contabile e come professore.
Rileggendo gli anni giovanili di Knight, vedo molta concretezza. Una follia ragionata.
Perché è vero, come cita lo stesso autore “lascia che gli altri definiscano folle la tua idea… tu prosegui per la tua strada. Non ti fermare. Non pensarci neanche di fermarti finché non arrivi là, e non stare a preoccuparti di dove sia «là». Accada quel che accada, tu non ti fermare.”, ma è anche vero che per seguire folli idee, per seguire i propri sogni, bisogna avere il coraggio di prendere decisioni altrettanto inaspettate, difficili, sacrificarsi.

Un altro punto alla concretezza del libro, penso si possa trovare nell’attenzione con cui Knight tenti di monitorare il mercato, gli eventi esterni e tutto ciò che sa di non potere controllare. Un continuo lavoro di “Intelligence”, per come lo potremmo definire, che gli frutta alternative e piani b in grado di superare gli imprevisti che si trovano sulla sua strada – e in quella di ogni impresa.

Ad esempio, quando si trovava in difficoltà per saldare l’ordine di Onitsuka, inviò un telex chiedendogli di trattenere la spedizione fino a quando non avessimo incassato i ricavi dei nostri venditori. «La prego di non pensare che ci troviamo in difficoltà finanziarie».
Allo stesso tempo però “ in attesa della risposta di Onitsuka, mi resi conto che c’era un solo sistema per risolvere una volta per tutte questo problema di flusso di cassa. Una piccola offerta pubblica. Se avessimo potuto vendere il 30 per cento della Blue Ribbon a 2 dollari per azione, avremmo potuto raccogliere 300.000 dollari dalla sera alla mattina.”

Per la cronaca: offerta pubblica che non riuscì a concretizzarsi, e qui riparte l’abile e creativo lavoro di Knight per fare fronte ai problemi.

Ancora più emblematico e avvincente, anni dopo, è la capacità con cui Knight anticipa il futuro, anticipando i problemi – tecnica pre mortem.

Che cosa ha in serbo il futuro? In un modo o nell’altro, la Blue Ribbon e la Onitsuka romperanno. Ho soltanto bisogno che restino insieme il più a lungo possibile mentre cerco altri fornitori, in modo da poter gestire la separazione.

Qual è il primo passo? Ho bisogno di scoraggiare tutti gli altri distributori che la Onitsuka ha trovato per rimpiazzare me.

E il secondo? Trovare un sostituto per la Onitsuka. Misi gli occhi su una fabbrica di Guadalajara della quale avevo sentito parlare, quella dove Adidas aveva prodotto le scarpe durante le Olimpiadi del 1968 probabilmente per aggirare il dazio messicano. A quanto ricordavo, le scarpe erano ben fatte. Quindi presi appuntamento con i dirigenti.

Ci sono ancora tantissimi esempi, poetici nella loro concretezza, da poter citare. Mi fermo qui per non togliere il piacere a chi non ha letto il libro. Quello che però ho pensato di continuo, sfogliandone le pagine è quanto avesse ragione Marco Aurelio nel dire “Vivere è un’arte che assomiglia più alla lotta che alla danza, perché bisogna sempre tenersi pronti e saldi contro i colpi che ci arrivano imprevisti.“

Che altro?

5 citazioni da ricordare e sulle quali riflettere. Clicca sull’immagine per scaricarla.

In 447 pagine c’è chiaramente molto altro. I sogni, le idee, la vision, la capacità di trovare il “chi” prim’ancora del “cosa”, cioè creare un team in grado si supportarti nel tuo progetto. Ci sono idee in anticipo di anni e anni su quella che oggi appare la chiara direzione del mercato: andare oltre il prodotto, “partire con il perché”, come direbbe Sinek. E molto altro.
Davvero tanto altro per cui consiglio a tutti di leggere “l’arte della vittoria” ma anche di leggerlo ricordando che l’arte non si apprenderà mai dalle pagine di un libro.

Aspirare al meglio, prepararsi sempre per il peggio. E avere sempre un piano B. 

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