La Grande Differenza (15 anni dopo)

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Forse qualcuno di voi lo sa, oggi arriva in libreria la nuova edizione della Grande Differenza che festeggia 15 anni di continue vendite e 25 ristampe. 

Per me è un momento di particolare felicità ed orgoglio. Non solo per le tante copie vendute ma soprattutto per le tante lettere di apprezzamento che ho ricevuto in questi anni, e per l’onore di avere ottenuto la prefazione di una persona per me molto importante, che vorrò ringraziare in un post dedicato. Fare la grande differenza e stimolare a farla chi ha la bontà di leggere ciò che scrivo, è ormai il filo rosso che lega gli avvenimenti della mia esistenza.
In questa nuova edizione, ho cercato di mettere a fuoco nuove questioni, puntualizzare alcuni punti, togliere concetti o strumenti obsoleti ed aggiungerne di attuali. Senza stravolgerne il senso e l’utilità che lo hanno caratterizzato fino a renderlo un long-seller.
Perché moltissimo è cambiato ma moltissimo è ancora perfettamente uguale quanto a raggiungere le proprie mete. Come il fatto che dipenda sempre da te trovare la motivazione e il significato della tua storia.
Come il fatto che nessuno possa sostituirsi a te quando si tratta di definire gli obiettivi per cui varrà la pena di lottare.

Di seguito, un breve estratto della nuova edizione.

Non desiderare obiettivi dei quali potresti pentirti

Probabilmente ti sarà capitato molte volte: pensare di aver bisogno di qualcosa, sognarla, poi raggiungerla e sentirti come se avessi perso tempo. In alcuni casi, il raggiungimento di ciò che hai tanto inseguito potrebbe persino farti sentire infelice. Succede e ha perfettamente senso.

Una spiegazione è quella offerta da Daniel Pink in “Drive: The Surprising Truth About What Motivates Us”. Un gruppo di studenti che stavano finendo il college e si apprestavano ad affrontare il mondo del lavoro venne sottoposto a un test nel quale dovevano mettere per iscritto i propri obiettivi. Gli obiettivi erano molto diversi, ma si potevano dividere in due categorie: quelli di profitto (essere autosufficienti, diventare ricchi, vivere una vita agiata e via dicendo) e quelli di scopo (la realizzazione, la crescita, la creazione di una famiglia e così via)

Alcuni anni dopo, i ricercatori convocarono nuovamente gli studenti e verificarono se gli obiettivi fossero stati raggiunti e con quali conseguenze a livello psicologico. I risultati sono molto interessanti. Coloro che avevano raggiunto gli obiettivi che si erano prefissati erano in genere più soddisfatti della propria vita. Ma, soprattutto, coloro che avevano raggiunto obiettivi di scopo e significato mostravano livelli più alti di soddisfazione e benessere rispetto a coloro che avevano raggiunto obiettivi di profitto; questi ultimi mostravano invece una generale insoddisfazione e alti livelli di stress.

È una situazione che si verifica continuamente nella vita, un cliché di innumerevoli commedie americane; un film emblematico a questo riguardo è The Family Men (2000) con Nicolas Cage e Téa Leoni, da anni un classico natalizio.
Nel film, Cage interpreta Jack Campbell, un uomo d’affari di Wall Street che sembra avere tutto dalla vita: soldi, auto lussuose, donne bellissime a portata di mano, potere. Un giorno viene catapultato in una realtà parallela in cui ha sposato l’ex fidanzata Kate, ha due figli piccoli ed è un venditore di pneumatici: la sua è un’esistenza “normale”, fatta di rinunce e sacrifici, ma anche di amore. In un primo momento, Jack lotta con tutte le proprie forze per riavere la sua vera vita. Quando infine ci riesce, il suo unico desiderio è tornare da Kate e dai bambini. Il film si conclude con il protagonista che va alla ricerca dell’ex fidanzata, divenuta nel mentre un’algida avvocatessa di successo, per cercare di convincerla a tornare insieme: «So che possiamo continuare con le nostre vite, ce la caveremmo benissimo, ma io ho visto quello che potremmo essere insieme e scelgo noi», le dice.

Il problema è che noi non abbiamo questo genere di possibilità: non possiamo vedere cosa sarà e scegliere di conseguenza, e molte volte non possiamo neanche tornare indietro se abbiamo commesso un errore di valutazione; oppure potremmo farlo, ma con tantissima fatica. Avere obiettivi, i giusti obiettivi, non è solo per persone metodiche e puntuali, è per tanti, forse tutti. È la Grande Differenza.

Gli obiettivi sono fatti così, sono sempre personali. Altrimenti non sono obiettivi. Di certo non i tuoi. Il successo non è diventare miliardari a ogni costo, possedere tante cose, fare i 100 metri in meno tempo di Usain Bolt. Successo è l’arte e la magia di far succedere le cose; le cose che desideriamo.

Il successo non è diventare miliardari a ogni costo, possedere tante cose, fare i 100 metri in meno tempo di Usain Bolt. Successo è l’arte e la magia di far succedere le cose; le cose che desideriamo. Condividi il Tweet

Puoi acquistare La Grande Differenza su Amazon, sul sito dell’editore Franco Angeli o in libreria.

Anche in questa occasione ci tengo a ringraziare il mio amico Alessandro Zaltron per avere impreziosito questa edizione con le sue note e riflessioni che compaiono, come ormai tradizione, nella quarta di copertina. Alessandro è tra gli scrittori e i professionisti che più stimo e che più, in questi 15 anni è stato di supporto e di stimolo a migliorarmi e sfidarmi continuamente. Grazie Alessandro.

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