“Il segreto dei Giganti” è creare accostamenti inediti e progetti originali

In La Grande differenza, Libri per La Grande Differenza
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«Diceva Bernardo di Chartres che noi siamo come nani sulle
spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non
certo per l'acume della vista o l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo
sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti.»

Questi giganti possono intendersi gli uomini e le donne del passato, ma non solo. Credo che ciascuno di noi, nel corso della nostra vita, possa aumentare continuamente la propria statura, prendendo in prestito un pizzico di saggezza dal prossimo. 

Un capo, un amico, una professoressa arguta, un vicino di casa scorbutico ma di successo. A volte, è possibile imparare persino da un collega stronzo.

Perché le persone, tutte, nessuna esclusa, come d’altra parte noi, non sono buone o cattive. Sono più spesso entrambe le cose, eccellenti in alcune aree della vita quanto deficitarie in altre. 

Siamo tutti come una banconota da un dollaro con George Washington, dipinto da Gilbert Stuart, sul dritto, e il Gran Sigillo degli Stati Uniti è presente sul retro.

Faccio questa breve premessa per ricordare, a me stesso e a chi la bontà di ascoltarmi, che per divenire “giganti” c’è bisogno di prestare attenzione: selezionare quanto di buono possiamo apprendere dagli altri, quanto  collima con i nostri valori e i nostri obiettivi, evitando di divenire acritici imitatori e cadere nel fanatismo. 

Anche le persone più in gamba di questo mondo, anche coloro che oggi vediamo sulle copertine e che hanno messo in piedi business milionari possono sbagliare.

Il segreto dei giganti (secondo Tim Ferris)

Tutto questo  trova riscontro nel libro “Il segreto dei giganti” (titolo originale “Tools Of Titans” di Tim Ferris, un libro che racchiude lezioni e intuizioni di personaggi di spicco in molteplici  campi: dal business alla forma fisica. 

Lo stesso Ferris però, nonostante un evidente entusiasmo verso i modelli proposti, mette in guardia il lettore suggerendo che non tutto sarà di loro piacimento o funzionale nelle loro vite. Trovo che con questo incipit il libro possa essere una lettura tanto piacevole quanto utile. 

“Voglio che saltiate tutto quello che non vi cattura da subito. Leggere questo libro – dice Ferris – deve essere divertente come scegliere i piatti preferiti da un buffet. Non vi costringete a far nulla. Se i gamberi non vi piacciono, allora non mangiateli quei cavolo di gamberi. Immaginatelo come una guida alla scelta della vostra avventura, perché è in quest’ottica che l’ho scritto.

Quasi tutti i supereroi che avete in mente (gli idoli, le icone, i giganti, i miliardari eccetera) sono strapieni di difetti, e hanno massimizzato 1 o 2 punti di forza. L’essere umano è una creatura imperfetta.”

Non è mai tutto bianco né tutto nero

Un altro punto a favore di questo libro, in linea con quanto detto prima, è che emerge in modo chiaro come ognuno di noi abbia un suo modo di fare le cose, vedere le cose e anche raggiungere i risultati. 

Le persone che offriranno le proprie intuizioni nel libro, hanno tutte una propria visione e una propria routine personale: chi ama fare colazione e chi no, chi ama correre la mattina presto e chi sprofondare sul divano con un buon libro. Individuare gli schemi ricorrenti del successo, partendo come si vede molto spesso nei “decaloghi per diventare ricco” è uno spreco di tempo e un altro modo per evitare di prendersi le proprie responsabilità e sfruttare il proprio potenziale. 

Di questo , dei “falsi schemi” che accomunano le persone di successo, ha scritto qualche giorno l’amico Andrea Giuliodori, esperto di crescita personale, nel suo blog: “Non esiste alcuna routine miracolosa. Ognuno di noi ha obiettivi diversi ed è giusto che si crei una sua routine mattutina cucita su misura, senza costringersi a seguire quella suggerita arbitrariamente da qualche esperto o a imitare quelle non sempre salutari dei VIP.”

Allo stesso modo Ferris esorta il lettore a farsi ispirare ma assemblare in modo autonomo abitudini, attitudini e routine. Perché quel che conta e che fa la differenza è “creare accostamenti inediti e costruire il vostro progetto originale.”

Tre idee da giganti

Come spesso accade non mi convince molto la traduzione italiana del titolo: “segreti” mi sembra insista sul tragico filone imboccato dall’industria del self help, che vende titoli e corsi promettendo facili e definitive soluzioni. Non vi dirò dunque “i segreti” che mi hanno affascinato. Parlerò invece di “idee” che mi hanno stimolato o che hanno rafforzato i miei pensieri e quanto mi ritrovo a dire da tempo. Ne ho scelte tre anche per non rovinare il piacere della lettura.

Amelia Boone: l’arte di soffrire

Amelia Boone è stata definita “la Michael Jordan della OCR (Obstacle Course Racing)”, ed è da molti considerata l’atleta più decorata in questa disciplina.

Nelle pagine che la raccontano ho trovato grande capacità di sacrificio e alcune brevi frasi che hanno accompagnato anche me nel mio percorso e azzarderei di consigliare di includere anche nel vostro. 

Alla domanda “Che frase scriveresti su un cartellone?” risponde con “Nessuno ti deve niente”. 

Una risposta che potrebbe sembrare cinica ma a mio parere la più giusta. Per due motivi. 

Il primo è che, soprattutto in una società complessa e aggressiva come quella attuale, la responsabilità individuale è nella realtà dei fatti il più grande vantaggio competitivo. Non si tratta di chiedersi se sia bello o giusto, e forse domani sarà migliore, ma intanto tocca a noi FARE. 

Il secondo motivo è che è meglio prepararsi che rimanere delusi. Penso che non aspettarsi niente faccia il paio con “aspira al meglio, preparati per il peggio e abbi sempre un piano b” (n.d.r. è anche il sottotitolo del mio nuovo libro, “Alternative”, tra qualche giorno in libreria).

Una sua frase che mi ha colpito e ricorda molto Victor Frankl è: “Non sono la più forte. Non sono la più veloce. Ma sono davvero brava a soffrire.”

Peter Thiel: ambizione e duro lavoro

Peter Thiel, co-fondatore di PayPal, tra i primi investitori in Facebook, autore di “Da zero a uno” del quale avevo scritto qualche settimana fa, è tra i più brillanti imprenditori dei nostri tempi.

Delle “sue pagine” desidero tenere a mente due spunti. 

Il primo è un monito a quanti continuino ad elogiare il fallimento, favoleggiando la storia di questo o quel personaggio. È tempo di smetterla: il fallimento fa schifo. “È una tragedia”, dice Thiel.

«Credo che il fallimento sia ampiamente sopravvalutato. Gran parte delle attività falliscono per più di un motivo. E così, quando un’impresa fallisce, spesso non impari un bel niente, perché il fallimento era sovradeterminato [TF: vale a dire che era causato o generato da uno o più fattori e motivi non necessari]. Tu pensi che la ditta sia fallita per il motivo 1, ma in realtà è fallita per i motivi da 1 a 5. E così la prossima attività che avvii fallirà per il motivo 2, quella dopo per il 3 eccetera. «Credo che in realtà la gente non impari poi granché dal fallimento. Alla fine, si rivela un’esperienza molto dannosa e scoraggiante, e ritengo che la morte di una qualsiasi attività sia una sorta di tragedia. Non si tratta di una qualche filosofia estetica dove, malgrado la violenza, si ha un’idea di progressione, e non è neppure una sorta di passo obbligatorio nell’apprendimento. In sostanza, non credo che il fallimento sia un passaggio evolutivo o una necessità esperienziale. Il fallimento è sempre e solo una tragedia». 

Un altro spunto, molto interessante è il suo modo di approcciarsi alle sfide. 

“Se avete intenzione di farvene qualcosa di questa vostra vita, se avete un piano decennale per ottenere risultati, dovreste chiedervi: perché non posso riuscirci in 6 mesi?”

È lo stesso Ferris a chiarire il senso di questa provocazione ed evitare che si creino fraintendimenti: non si tratta di facile entusiasmo o poco senno o temerarietà. Si tratta di duro lavoro. 

“Mi aspetto forse che dopo aver riflettuto per 10 secondi su questa domanda realizzerete 10 anni di sogni in una manciata di mesi? No, non me lo aspetto. Ma mi aspetto che la domanda irromperà nella vostra mente in modo produttivo, come una farfalla che infrange il bozzolo per emergerne dotata di nuove capacità. I “normali” sistemi che seguite, le regole sociali che vi siete imposti, i limiti consueti… niente di tutto ciò può reggere di fronte a una domanda simile. Siete costretti a spogliarvi delle costrizioni artificiali, come un serpente che cambia pelle, per rendervi conto che questa capacità di dare nuove forme alla realtà era già in vostro possesso.”

Chris Sacca: sarà anche fortuna ma non è un caso

Chris Sacca era a capo del settore Special Initiatives di Google, è stato tra i primi investitori di Twitter e di recente Forbes gli ha dedicato la copertina del suo speciale dedicato ai grandi imprenditori.

Quando Ferris gli chiede “Se si lavora in una start-up, cosa bisogna fare, su cosa ci si deve concentrare per imparare e crescere quanto più possibile?». 

Sacca risponde: “Andate a tutti gli incontri, a tutte le riunioni, anche se non vi hanno invitato, e cercate di capire come potete rendervi utili”.

“Sarà anche fortuna ma non è un caso”.

Quel che immagino intenda Sacca è un altro modo per ricordare che le opportunità capitano a chi si impegna a farle capitare. Nella vita e nei nostri progetti non basta solo la qualità delle nostre azioni ma anche l’intensità e la quantità. Se ci limitiamo a fare una buona mossa e pensare che questo cambi il corso degli eventi, stiamo affidando la nostra esistenza al caso e al caos. Se invece aumentiamo la probabilità che un evento si verifichi, stiamo mitigando il caso e il caos. 

Se ci limitiamo a fare una buona mossa e pensare che questo cambi il corso degli eventi, stiamo affidando la nostra esistenza al caso e al caos. Se invece aumentiamo la probabilità che un evento si verifichi, stiamo mitigando il caso e il caos.

Trovo che sia un ragionamento tanto semplice quanto ignorato. 

Sacca lo contestualizza nel mondo delle start-up ma è valido in ogni campo. In un certo senso ne avevo parlato a proposito della dicotomia del controllo.

Ad esempio, Massimo Pigliucci, autore di “Come essere stoici”, fa questo ottimo esempio parlando di carriera.

“Poniamo che vogliate chiedere una promozione sul lavoro e che pensiate di poterla ottenere in considerazione degli anni in cui avete lavorato in azienda, delle vostre ottime prestazioni e dei buoni rapporti che intrattenete con i colleghi e il capo. Ammettiamo che domani sia il giorno in cui scoprirete se avete ottenuto o meno la promozione. (…)

Il risultato non è in vostro potere. Esso è infatti il prodotto di troppe variabili, non ultime le politiche aziendali, la simpatia (o l’antipatia) che il vostro capo prova nei vostri riguardi e l’eventuale presenza di altri colleghi in corsa per lo stesso posto. Dovrete invece essere sicuri di voi stessi perché saprete di avere fatto tutto ciò che era in vostro potere, perché solo e soltanto questo potete controllare. L’universo non si piega ai vostri desideri, ma fa quello che deve; il vostro capo, i colleghi, gli azionisti dell’azienda, i clienti e moltissimi altri fattori fanno parte dell’universo: perché mai dovrebbero essere al vostro servizio?”

La Grande Differenza, in un mondo e in un mercato in cui l’universo non è al nostro servizio, e anzi ci riserva spesso brutte sorprese, è fare il massimo di ciò che è in nostro potere.

Spero che “Il segreto dei giganti” vi piaccia almeno quanto è piaciuto a me. E che troviate anche voi gli spunti giusti per “creare accostamenti inediti e costruire il vostro progetto originale”.

Di “creare accostamenti inediti e costruire progetti originali”, se vuoi, ragioneremo insieme il 23 e 24 Novembre a Vicenza. Due giorni in cui affrontare concretamente e senza raccontarsi false storie, i nostri obiettivi, definendo piani efficaci per raggiungerli e alternative che ci permettano, anche in caso contrario, di rimanere rilevanti. Maggiori informazioni e il programma completo su risultatisolidi.com

Aspirare al meglio, prepararsi sempre per il peggio. E avere sempre un piano B. 

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