Il Piano B.

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Sono tempi complicati. Sono momenti difficili. Sono situazioni in cui non te la senti più di mettere la mano sul fuoco per qualunque cosa.

Non esistono autorità infallibili, non ci sono più punti di riferimento assoluti e tutto è diventato un navigare a vista.

Cosa rimane da fare in un mondo ultra-liquido popolato da persone che devono cambiare forma ogni giorno e ogni momento?

Partiamo da un assunto.

Gareggiare nella grande competizione del mercato libero impone una prima, drammatica, ruvida, presa di posizione.

Quella che sottolinea come la responsabilità del mio presente e futuro, relativamente agli esiti del gioco economico, sia totalmente dentro al perimetro definito dalle scelte che faccio e che farò.

In altre parole:

“Quello che mi capita e mi capiterà nel mercato è affare mio”.

Capisco per esperienza personale quanto sia difficile accettarlo.

Ma comprendere e fare propria questa convinzione è quanto di più salutare si possa fare per venire fuori vivi da questo tsunami economico-sociale.

Forse però, questa è una valutazione che molti hanno già compiuto e che è diventata parte del loro patrimonio cognitivo e psicologica.

Allora qual è il secondo passo tattico che suggerisco per garantirsi un futuro?

Quello di crearsi un piano B.

O tanti piani B.

Uno per ogni aspetto del vivere in società.

Cos è un piano B?

E’ una alternativa viabile.

Una BATNA, come la chiamano gli esperti di negoziazione.

Una “Best Alternative to a Negotiational Agreement” .

Una via percorribile anche se una eventuale controparte non è d’accordo.

Si ma una piano B per che cosa?

Virtualmente per tutto ciò che ci preoccupa e che può mettere a rischio il nostro benessere materiale e morale.

E’ un periodo storico in cui il concetto di “per sempre” è rimasto relegato in ambiti ristretti, sentimentali, personalissimi.

Il “per sempre” riferito a clienti, fornitori, datori di lavoro, colleghi si è estinto o è malato grave.

Certo, qualcuno continua a sventolarlo, in buona o cattiva fede, come una promessa grossa, sbatacchiata dai venti della globalizzazione ma in cuor suo sa che mantenere la parola non sarà né facile ne certo.

Quindi?

Quindi, saltando i ragionamenti sul fatto che tutto ciò di cui parliamo sia buono o cattivo, morale o immorale, etico o non etico, occorre sempre avere delle alternative da attivare in caso la situazione non sia quella che vogliamo.

Non è un incitamento a mollare la presa, a non essere tenaci.

E’ una raccomandazione a non essere testardi o a non farci manipolare o ancora peggio a non perdere il rispetto per se stessi accettando l’inaccettabile.

Ma per non dovere accettare l’inaccettabile e chinare la testa alla mancanza di altre vie di uscita occorre avere lavorato prima.

Serve avere riflettuto, elaborato, connesso informazioni, competenze, cose e persone.

Ma con un’attenzione.

Tutto questo si fa quando non si è alle strette.

Quando ancora non si è in un angolo schiacciati da forze troppo grandi.

Nessuna azienda sana e intelligente si fiderebbe ad avere un solo fornitore di una data risorsa.

Ne servono sempre almeno tre.

Da una si compra e dalle altre si acquista poco o niente, ma entreranno in funzione qualora la prima, per mille motivi, non dovesse andare più bene.

Quelle sono BATNA, quelle sono al ternative.

Quelle permettono alla azienda di garantirsi un futuro e non dovere venire a patti con “diktat” intollerabili.

Bene, questo periodo prevede che nella gestione di quella micro-azienda rappresentata da noi stessi, noi siamo quelli che devono sempre avere alternative.

Alternative di conoscenza, di contatti, di competenza.
Per fare questo serve tempo ed energia.

Serve una prospettiva di lungo termine.

Il piano B è frutto di saggezza e riflessione, di piccoli passi e tanti mattoncini.

Sì, Avete ragione, una volta non funzionava così e forse non ci siamo ancora abituati e nemmeno ci piace vivere in una situazione di alternativa permanente.

E’ come essere tornati al tempo dei nostri nonni preistorici sempre alle prese con un nuovo territorio, una nuova sorgente, un nuovo pascolo da individuare per non dovere accorgersi troppo tardi di una situazione di potenziale pericolo per la sopravvivenza.

Ma consoliamoci.

Non è così drammatico come per loro.

Abbiamo molta più esperienza e molti più strumenti.

Il piano B, potrebbe anche non servirci mai.

Però potrebbe anche salvarci la vita e la dignità.

Aspirare al meglio, prepararsi sempre per il peggio. E avere sempre un piano B. 

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