Gender Gap, caramelle al limone e un libro dal quale iniziare

In Graffi sull'anima, La Grande differenza, Libri per La Grande Differenza

E8FRR2 Little girl eating cotton candy with dramatic sky behind her

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Oggi è l’8 Marzo. Il giorno che ogni anno segue il settimo giorno del terzo mese dell’anno e precede il nono. Che altro? Oggi è l’8 Marzo, il giorno della Festa della Donna. Che altro? Oggi è un giorno come un altro per decidere in che direzione guardare.

Potrebbe essere ad esempio, un giorno come il 26 Novembre o il 31 Aprile, un qualsiasi giorno di qualsiasi mese e settimana in cui guardare i dati e iniziare a fare qualcosa: solo 26 donne ricoprono ruoli di amministratore delegato presso le aziende di Fortune 500, pari al 5,2% della popolazione femminile, secondo un rapporto di Pew Research. Le statistiche restano praticamente le stesse per le donne CEO di Fortune 1000, in questo caso al 5,4%. In Italia la situazione non è migliore: le posizioni manageriali sono per il 78% occupate da uomini. Le donne impiegate a qualsiasi titolo rappresentano solo il 46%. Le ultime stime rettificano, al rialzo, prevedendo che il gender gap si azzererà non in 171 ma in 217 anni.

Oppure potrebbe essere un giorno in cui, molto banalmente, potremmo semplicemente uscire di casa sorridendo ad ogni donna, comprare mimose da regalare.
Un po’ come la storia delle caramelle al limone di Trenitalia, idea che ha davvero tutto ciò che serve per scadere nella banalità. Per chi se lo fosse perso, sta tutto in questo post pubblicato e poi cancellato dopo una marea di critiche.

Per chi volesse riderci sopra, c’è un’esilarante ricostruzione (immaginaria) di come si possa arrivare a concepire un’idea del genere, raccontata da Wired.

Megadirettore: «Bene signori, si avvicina l’8 marzo. Ho pensato di fare qualcosa per le donne italiane»
Sottoposto 1: «Giusto»
Sottoposto 2: «Giustissimo»
Sottoposto 3: «Bravo direttore!»
Megadirettore: «Grazie. Ora datemi una buona idea»
Sottoposto 1: «Deve essere un ricordo di gentilezza, un memento di libertà e autodeterminazione, un simbolo di emancipazione, da donare a uomini e donne. Un amuleto contro le discriminazioni, raffinato e innovativo»
15 minuti di pensieri dopo.
Megadirettore (fissando il vassoio pieno di caramelle al centro del tavolo riunioni): «Una di quelle?»
Sottoposto 2: «Geniale»
Sottoposto 1: «Avanguardia pura!»
Sottoposto 3: «Bravo direttore!»
Megadirettore: «Grazie ragazzi: questa è una bella idea, mia. Avvisate l’ufficio marketing, quello comunicazione, il sito e preparate i comunicati. Suggerirei gusto limone. E mi raccomando, scrivete che l’offerta è valida salvo esaurimento scorte. E soltanto l’8 marzo».

(tratto da un articolo apparso su Wired

Cosa dobbiamo festeggiare? Cosa bisogna combattere?

Da festeggiare credo ci sia poco, da combattere molto. Come già detto molte volte , penso che la cosa più pericolosa, come sempre d’altronde, non stia tanto nei fatti ma nel pregiudizio.

I fatti, in quanto problemi, per quanto gravi possono essere affrontati e risolti. I pregiudizi, in quanto tali, hanno il perverso potere di mandare all’aria ogni piano e allontanare costantemente dalla soluzione.
Il pregiudizio, sintetizzando, sta nel non riconoscere un problema (ignorare i fatti, basterebbe guardare le statistiche), nel discriminare anche quando nelle intenzioni si cerca di assicurare uguaglianza.

Un esempio che suonerà familiare è raccontato in un entusiasmante TED Talk dalla scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie.

Adichie, ricordando la sua infanzia, racconta di uno grande amico che non riusciva mai a comprendere perché pensasse che le donne fossero discriminate. L’idea del suo amico, Louis, era che questo poteva essere vero un tempo ma non oggi e che lei enfatizzasse troppo il problema. Sino a quando, un evento comune rese tutti più chiaro.

Racconta Adichie: “una sera, a Lagos, io e Louis siamo usciti con degli amici. Per le persone che non conoscono Lagos, c’è questa meravigliosa istituzione, la diffusione di uomini dinamici che girano nei pressi dei locali e con grande enfasi ti “aiutano” a parcheggiare la macchina. Ero colpita dalla particolare teatralità dell’uomo che ci ha trovato un parcheggio quella sera. Così, quando stavamo tornando a casa, ho deciso di lasciargli una mancia. Ho aperto la borsa, messo la mano nella borsa, tirato fuori i soldi che ho guadagnato lavorando e li ho dati a quell’uomo. E lui, quest’uomo così tanto grato e felice, ha preso i soldi da me, ha guardato Louis e gli ha detto: “Grazie, signore!”
Louis mi ha guardato, sorpreso. E mi ha chiesto: “Perché ringrazia me? Non glieli ho dati io i soldi.” Allora ho visto la consapevolezza sul volto di Louis. L’uomo credeva che qualsiasi somma di denaro avessi, in definitiva venisse da Louis. Perché Louis era un uomo.

Cosa possiamo e dobbiamo fare?

Serve tanto lavoro, ne parlavo qui . Serve fare ma anche smettere di fare. Ad esempio, smettere di ringraziare un uomo per la mancia che viene elargita da una donna e smettere di dividere le donne in categorie, casalinghe e donne di business; con gli uomini non lo facciamo.

Il 24 Novrembre 2018, l’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Lonigo e Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari mi hanno onorato di un invito per un incontro sul tema della violenza che si genera sul posto di lavoro e nell’economia ai danni del genere femminile. Nella foto un’immagine del mio intervento.

Una buona strada per iniziare: “D come donna, C come CEO”

Un libro che secondo me offre ottimi spunti dai quali partire è il libro di Sabina Belli, “D come donna, C come CEO. Dizionario di leadership al femminile.”

Già dal titolo, secondo me è bene iniziare a pensare alle Donne – mi fa soffrire dover dire “iniziare a pensare” nell’anno 2019 e scrivere questa intera frase – come Donne. Non come femmine, come imprenditrici, come scrittrici, come studiose, come rari casi di successo in un determinato campo, come elementi deboli…
“D come donna, C come Ceo” ha il pregio di raccontare un’esperienza di oltre 35 anni – Sabina Belli è l’attuale Ceo di Pomellato – senza separare la parte femminile da quella imprenditoriale.

Se ci pensiamo è proprio quello che cerchiamo di spiegare in aula, nelle convention, in tutti i libri in cui si analizza perché vita e lavoro non possano essere mai intesi separatamente. Perché mai dovrebbe essere valido se si parla di essere femmina?

Auguri a tutti. Alle donne ma anche agli uomini.
A chi pensa che si meglio ricomporre che dividere.
A chi vive e agisce senza appoggiarsi ai pregiudizi per giustificare l’ingiustizia.

Per saperne di più sul libro di Sabina Belli, qui una chiacchierata insieme in occasione del Leadership Forum

Qui per acquistare il libro

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