C’è tutta la motivazione che serve…

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La storia che creiamo dà frutti emotivamente appaganti se continua a presentare una sequenza di progetti, avversità, ostacoli, superamento, miglioramento, chiusura e via di nuovo da capo con nuovi obiettivi. L’alternativa è la pigrizia.

L’alternativa è tra una vita perfettamente ordinata, prevedibile, senza iniziativa, emotivamente chiusa, che scarica le responsabilità e che evita il rischio, e una vita emotivamente aperta, che affronta le scelte, simile a una commedia classica, dove la responsabilità è una scelta cercata.
Non si tratta di vivere storie solo per poter fare sì che qualcuno racconti di noi.
Foscolo forse si sarebbe accontentato.
Oggi nessuno più si accontenterebbe.
Si tratta di vivere storie per vivere come si dovrebbe vivere.
Per farlo dobbiamo ritrovare quello che abbiamo perso.
La capacità di credere in noi stessi.
L’abbiamo persa con i furbi che si arricchiscono ricattando i vip con le loro foto scandalo, con i vip che sbattono in faccia alla povera gente le loro ricchezze e innalzano dalla polvere persone incapaci per il solo fatto di avere qualche etto di silicone ben sistemato, e con le stesse stelline che per un anno invadono i nostri schermi dispensandoci saggezza da supermercato..
L’abbiamo persa con il gratta e vinci di Stato e le isole dei famosi.
Con i terroristi a contratto nei salotti televisivi a spiegarci perché trent’anni fa dopotutto non era proprio sbagliato ammazzare la gente e che oggi a te domani a me… e con i capi degli ultras intervistati sui problemi sociali come se fossero degli oracoli.
Con i silenzi sui temi dei diritti umani che anche qui vengono, a volte, calpestati e che rendono un quotidiano sportivo il giornale più letto d’Italia.
Con giocatori di calcio che parlano di politica e con parlamentari che spiegano come dovrebbe giocare la Nazionale.
Perché in tutti questi e tanti altri casi ci hanno dato “panem et circenses” Dal latino: pane e giochi del circo. Coniata  dal poeta latino Giovenale (Satire, 10 81). Un modo per dire che chi governava si assicurava il consenso popolare  con elargizioni economiche e con la concessione di svaghi.
e noi ci siamo adagiati nella tranquillità che questo sistema di consumi abnorme e ingiusto ci illudeva avremmo potuto avere per sempre.
L’abbiamo persa, ma non è impossibile recuperare il senno, se facciamo nostre alcune certezze.
Se semini raccogli altrimenti no.
Questa legge non è mai cambiata in millenni.
Il buono di questa legge è che possiamo aumentare la capacità di seminare meglio e di più.
La ricompensa è uguale in proporzione a quanto serviamo agli altri.
Proprio nel senso di “servire”. Essere utili.
Se aumentiamo la quantità e la qualità di ciò che serviamo agli altri aumentiamola nostra capacità di valere di più sul mercato.
Quanto più è difficile rimpiazzarvi, tanto più avrete valore.
Quindi, se diventate più bravi a fare quello che fate, se riuscite a fare qualcosa di nuovo e difficile, se riuscite a farlo in modo differente siete sulla strada giusta.
Aumentare il vostro valore è l’obiettivo che è legato a doppio filo alla decisione a far bene ciò che fate.
L’eccellenza paga perché è scarsa. E ciò che è scarso vale.
Fare solo ciò che si deve non è più sufficiente. Fare l’”extra mile”, il miglio in più, è una caratteristica che ho sempre notato in chi sta vivendo come vuole.
Sto parlando ai sani.
Chi ha tutte le possibilità che madre natura fornisce ha un dovere verso i suoi talenti.
Perché se i sani non riescono a dare il meglio allora temo ancora di più per chi ha la disgrazia di non esserlo.
Potete risvegliare il cervello.
Spegnere la televisione. Smettere di leggere robaccia. Parlare di ciò che vi preme.
Agire su ciò che vi preme. Misurarvi e non vivere le vite degli altri.
C’è chi lo fa da sempre, e anche se il risultato non è garantito, perché non c’è nessuno che debba farlo, è meglio morire sudati e in piedi che ingolfati di patatine sul sofà davanti alla tivù.
Seneca aveva già detto che non riceviamo una vita breve, ma tale la rendiamo, e non siamo poveri quanto alla vita, ma la sprechiamo con prodigalità.
Prima di fare la fine di Lester Burnham, protagonista del film “American Beauty” Impersonato dall’attore Kevin Spacey.,  svegliamoci.
Ricordate? L’avete visto?
Non vi leverò la soddisfazione di andarlo a vedere.
Un film interessante, prodotto per le masse che s’identificano con la situazione di smarrimento di chi non ha saputo colorare la propria esistenza e si ritrova con molti rimpianti e pochi rimorsi e una fine imminente che taglia tutto senza riserve.
Perché morire prima di morire?
Io sogno di morire avendo il tempo e il modo di pensare che “Acta est fabula, plaudite!  Letteralmente: la commedia è terminata, applaudite! È una locuzione latina.
Nel teatro antico annunciava la fine della rappresentazione. Secondo la tradizione, deriva da un passo di Svetonio (“Vita di Augusto”), e fu pronunciata dallo stesso Augusto sul letto di morte.”.
E capisco che sia magari un po’ romantico, sentimentale, emotivo.
Ma la vita riguarda esattamente solo questo.
L’amore esplosivo, continuo, folle.
Levate questo all’esistenza e ottenete il nulla.
Levate questo a un’organizzazione, a un’azienda, e otterrete un mucchio di scrivanie e computer inutili.
Già, è tempo di morire, e in quelle lacrime, in quei momenti perduti tra la pioggia, c’è tutta la motivazione che serve.
Troveremo tutte le risposte e tutte le domande per realizzare i sogni, in un mondo che non dorme più.

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Aspirare al meglio, prepararsi sempre per il peggio. E avere sempre un piano B. 

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