“Capolavori”, di Mauro Berruto: la volontà prima dell’abilità nel raggiungere i propri obiettivi

In Libri per La Grande Differenza
Scorri
“Capolavori” di Mauro Berruto è un libro che parla dell’abilità e, soprattutto, la volontà di eccellere nello sport più difficile e avvincente: la vita.

Il venerdì racconto su questo blog libri letti e sui quali ho ragionato, più o meno recentemente. Libri che rispondano al requisito di andare oltre la carta. Mai come oggi c’è il rischio di innamorarsi di righe, idee e pensieri che suonano bene e che si rivelano orrori appena approfondisci. Idee celebrate dalla macchina dei social che non reggono  alla prova del campo. Una grande frattura, da sanare, tra il mondo del marketing e quello della realtà. 

Nel mondo del marketing, quello popolato spesso da fate e guru, “se vuoi puoi”, tutto appare facile ed entusiasmante. 

Nel mondo reale invece puoi sempre provarci, quasi sempre, spesso puoi riuscirci ma devi essere pronto a patire. Esistono insidie, scivoloni, situazioni che non puoi controllare del tutto e che alla fine incideranno sul tuo risultato.

Il libro di oggi è del secondo tipo: un libro vero, scritto da una persona e un professionista vero. Mauro Berruto, che ho il piacere di definire amico da tempo.

Capolavori

Ho terminato di leggere “Capolavori”, edito da ADD editore, uscito, in concomitanza dei 50 anni di Mauro. Racconta della pallavolo, certamente, ma anche di pugilato, calcio, tiro con l’arco, ginnastica.  Ma dice soprattutto dello sport più difficile ed importante: la vita. 

Tempo fa ne avevo parlato con Mauro, chiedendogli informazioni sul suo percorso. 

Gli chiesi: “Come ti spieghi di essere passato dall’essere c.t. di pallavolo ad essere amministratore di Scuola Holden e poi adesso direttore della nazionale tiro con l’arco?”

“Non è così strano”, mi disse. “Mi occupo di trasformare un potenziale in una prestazione, e pur con le dovute differenze, si tratta sempre di questo”. 

Se chiedo ai ragazzi di fare una determinata azione, quelli che lo svolgono prima e in modo più sciolto, hanno talento. @mauroberruto Condividi il Tweet

In questo libro c’è la stessa risposta, quell’elasticità di pensiero che permette di passare da una disciplina all’altra, fornendo chiavi di lettura ma risparmiando al lettore formule arroganti e che si scioglierebbero alla prima prova concreta. 

È un libro vero, come Mauro. 

Di seguito alcune riflessioni che vorrei appuntare e condividere con chi legge questo blog e vorrà leggere “Capolavori”

Dritti sulla schiena

Kant parlerebbe di “imperativi categorici”, un’assoluta e incondizionata richiesta: un “devi” incondizionato, che dichiara la sua autorità in qualsiasi circostanza, entrambi necessari e giustificati come un fine in se stesso. 

Una sorta di “regola aurea”: “Agisci soltanto secondo quella massima che, al tempo stesso, puoi volere che divenga una legge universale”. 

Noi cinquantenni, cresciuti di lavoro e di rincorse, sintetizziamo spesso in “vivere dritti sulla schiena”, il tentativo di raggiungere i propri obiettivi, arrivare in alto dove si vuole arrivare, senza per questo calpestare gli altri o sprofondare, moralmente, in basso. 

È un’espressione che Mauro ripete spesso, la stessa che, in occasione delle dimissioni da c.t. della nazionale di pallavolo, nel 2015, fissò sul suo blog e consegnò ai suoi bambini: 

“Mi piacerebbe che andassero orgogliosi del fatto che il loro papà, partendo dal nulla, abbia avuto l’onore infinito di rappresentare il nostro Paese. Mi piacerebbe fossero orgogliosi del fatto che, al di là di 7 medaglie vinte, il loro papà possa essere ricordato per averlo fatto sempre e comunque con onestà. Con fatica, con onestà e con la schiena dritta.” (dal blog di Mauro Berruto)

Probabilmente in giro si possono leggere dichiarazioni più audaci ma penso non sia mai troppo il tempo da spendere a riflettere sulla fatica, l’onestà e l’esigenza di riuscire a vivere “con la schiena dritta”. 

La volontà prima ancora dell’abilità

Credo provenga da qui un altro grande concetto che si trova sparso in tutto il libro: l’etica del lavoro, la volontà prima ancora dell’abilità. 

Ne avevo scritto  ieri ragionando sulla storia degli U2, un  esempio di ambizione che precede il talento. 

Mauro approfondisce e spiega che sono i tempi a rendere urgente tutto ciò. Le competenze, saper fare una cosa, la prestanza fisica, sono molto più a buon mercato di un tempo. Abbiamo dati e tecnologia sufficiente per imparare in tempi relativamente brevi. 

La Grande Differenza è dunque la capacità di fare il percorso che c’è dal potenziale a una prestazione, dal potenziale al talento. 

La volontà richiede sacrificio, essere disposti a soffrire, fuggire dall’idea che sia automatico, facile, dovuto, scontato. 

Mauro Berruto, come scrive all’inizio del libro, non era un campione di pallavolo; era bravino o scarso. Ha fatto però il percorso lungo per arrivare, partendo dal basso, pieno di ostacoli. C’è anche qualcosa di stoico in questo, Marco Aurelio approverebbe: “l’ostacolo è la strada”. 

Diciamolo in giro, ai nostri figli, ai nostri amici, a noi stessi. 

Under pressure

Riuscire non sarà mai facile. Le vittorie nascono in un fossato, come quello descritto da Seth Godin. Un terreno fatto apposta di insidie perché solo i più forti ne escano vincitori. “Cresciuti dai lupi. Più forti della paura.”

“Il fossato è l’insieme di scartoffie e lavoro intenso che occorre affrontare per ottenere il brevetto di sub. Il fossato è la differenza fra la tecnica semplice dell’esordiente e quella efficace dell’esperto, nello sci come nel fashion design. Il fossato è il cammino che separa la fortuna del principiante dal successo del veterano. Il fossato è la serie di barriere artificiali approntate per far emergere le persone come voi.” Seth Godin

Mauro chiama in causa Ernest Hemingway che “definiva tutto questo «grace under pressure»: conservare la grazia quando sei sotto pressione, preservare l’eleganza, la misura, la giustezza di un gesto nei momenti critici.”

I momenti critici cioè quelli nei quali “non hai ancora vinto”, e pure quelli nei quali stai perdendo.

“La cosa che conta di più è riuscire, tanto nella vittoria quanto nella sconfitta, a fare bene un gesto, non importa quale. Trovarlo, fra mille possibili. Innamorarsene, prendersene cura. Sottoporlo a un certo tipo di manutenzione quotidiana, consapevoli che nella realtà (e nello sport) si perde molto più di quanto si vince.”

Per farcela, Mauro cita l’intramontabile Muhammad Ali: i campioni devono essere «un po’ più resistenti e un po’ più veloci degli altri».

Nota: anche sulla velocità dovremmo riflettere di più : “Veloce è meglio che lento”

Ribaltare il pronostico e rispondere con i fatti

Un altro aspetto sul quale trovo utile riflettere riguarda ancora la fatica e la pressione: riuscire nelle difficoltà, sotto pressione, rispondere ai bookmaker della vita che ti davano perdente. 

Che poi è la storia di Mauro, sin dai tempi in cui era studente alla facoltà di filosofia.

“Mi affascinò non solo una materia, ma un vero maestro che quella materia insegnava: Francesco Remotti, docente di antropologia culturale. La sua brillantezza intellettuale, la visione profetica, l’essere capace di giocarsi le idee sul campo, mi convinsero a chiedergli di laurearmi con lui nonostante ci fosse un piccolo impedimento tra me e la tesi: stavo per partire, destinazione Grecia, come assistente di Montali all’Olympiakos Pireo, la prima volta in cui mi mettevo alla prova di fronte a qualcosa di grande, lontano da casa. Il professor Remotti mi guardò negli occhi poi, con un bel sorriso, mi disse: «Ci provi pure, tanto sappiamo entrambi che non ce la farà mai»”.

Mauro ce la fece qualche anno dopo.

Che altro? 

Non voglio unirmi, specie di questi tempi, alla schiera di coloro che spoilerano il finale. Penso sia emersa in queste righe l’amicizia e stima con Mauro e il consiglio di leggere con passione e attenzione “Capolavori”

Un libro per gente “dritta sulla schiena” ma che si sa anche emozionare ripercorrendo i grandi “capolavori” della storia e progettando i propri.

“Ahí la tiene Maradona, 

lo marcan dos, pisa la pelota Maradona, 

arranca por la derecha el genio del fútbol mundial, y deja el tendal y va a tocar para Burruchaga… 

¡Siempre Maradona! 

¡Genio! ¡Genio! ¡Genio! 

Ta-ta-ta-ta-ta-ta… Goooooool… Gooooool… ¡Quiero llorar! 

¡Dios santo, viva el fútbol! 

¡Golaaaaaaazooooooo!”

Aspirare al meglio, prepararsi sempre per il peggio. E avere sempre un piano B. 

X

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi