Business Adventures: otto lezioni dal mondo dell’economia

In La Grande differenza, Libri per La Grande Differenza
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Quante volte hai letto che un’azienda ha ottenuto successo perché trattava bene le persone, per avere offerto un pranzo gratuito o per aver permesso ai suoi dipendenti di vestirsi in modo casual? 

La risposta, sincera, è molte. Probabilmente troppe.

La provocazione arriva da Bill Gates e mi sembra il modo migliore per introdurre il libro del quale voglio parlare questa settimana: Business Adventures di John Brooks.

Una storia nella storia: come un libro poco apprezzato può diventare il libro del secolo

Da quando Bill Gates ha iniziato la sua rubrica letteraria, recensendo e consigliando i migliori libri che ha letto, l’editoria mondiale ha scombussolato il mercato editoriale, facendo la fortuna di autori che difficilmente avrebbero avuto successo. Uno dei casi più recenti è quello di “Abbondanza. Il futuro è migliore di quanto pensiate”, un bel libro di Peter H. Diamandis e Steven Kotler che, in maniera scientifica e con ricchezza di dati, racconta un futuro migliore di quanto il disfattismo e i media continuano a raccontare.

Ma il caso più eclatante è proprio “Business Adventures”. Scritto dal giornalista John Brooks, il libro è apparso sulla scena editoriale con poco clamore – tratto da articoli già pubblicati sul «The New Yorker». Altri libri dell’autore non sono risultati nemmeno interessanti per la stampa e sono rimasti tra le bozze.

Nel 1991 però la storia cambia. Bill Gates chiede al suo leggendario amico Warren Buffet: “qual è il miglior libro che tu abbia letto?”

Buffett non ha esitazioni, gli presta una copia di quel volume ormai raro, Business Adventures di John Brooks. Il fondatore di Microsoft se lo tiene per tredici anni e poi all’improvviso nel 2014 ne scrive un’appassionata recensione sul «Wall Street Journal».

L’autore è già passato a miglior vita quando Gates definisce la sua opera “il miglior libro di business che abbia mai letto” e Business Adventures finisce in ristampa, sugli scaffali di imprenditori, manager, amministratori delegati e chiunque abbia a che fare con il mondo del business.

Business Adventures: otto (vecchie ma buone) storie classiche

«Uno scettico, – ha scritto Gates sul “Wall Street Journal”, – si chiederà cos’abbia da dirci una serie di articoli degli anni Sessanta, sul mondo del business di oggi. Dopo tutto, nel 1966, quando Brooks scrisse il suo ritratto di Xerox, la fotocopiatrice di quella marca pesava trecento chili, costava 27 500 dollari, richiedeva un operatore a tempo pieno e veniva venduta con l’estintore in dotazione, per la facilità con cui si surriscaldava. Da allora sono cambiate parecchie cose: ma non quelle fondamentali».

I fondamentali dei quali parla Gates, si apprende nel libro ma sa bene chi opera a vario titolo nel mondo del business, sono LE PERSONE.

La forza, la lungimiranza, la curiosità, l’entusiasmo, il coraggio. Ma anche le contraddizioni, la fragilità, la fallibilità, e quella dose di caso e caos che contraddistingue le nostre vite.

Il motivo per cui leggere questo libro, ripercorrere otto storie classiche di business (Xerox, Edsel, General Electric, ecc.) sta nel fatto che Brooks, con un taglio giornalistico, si impegna a raccontarne le vicende, in profondità, lasciando al lettore scorgere morali e insegnamenti.

Questo, come sempre mi preme ribadire, è un punto per me fondamentale in un libro.

Uno dei grandi pericoli è quello del quale parlava Phil Rosenzweig, professore ed esperto di strategia aziendale, nel libro “The Halo Effect”.

La tesi di Rosenzweig è che gran parte della teoria manageriale si basi  poco su un metodo testato in modo adeguato e molto di più sul successo avuto dai loro promotori e ideatori.

Accettiamo per assunto che un determinato approccio metodologico che ha portato al successo una persona famosa sia valido anche per noi.

La narrazione di marketing per vendere libri e seminari fa il resto ed è sufficiente per fare credere che il segreto del successo stia solo nel seguire adeguatamente il loro percorso e approccio imprenditoriale.

Su questo c’è una simpatica immagine che gira ad esempio sui social e raffigura i garage più famosi della storia, quelli da dove hanno preso vita aziende come Microsoft, Walt Disney, Apple, Harley Davidson con una didascalia eloquente: se vuoi avere successo, inizia con un garage.

Un garage è facile da trovare.

Meno facile è trovare il modello di business che funziona.

Ma se distorci, generalizzi e cancelli alla fine sembra che basti il garage e vendi più libri e corsi.

O basti fornire pasti gratuiti ai dipendenti, fornire gli uffici di biliardi…

Come sottolinea Gates presentando Business Adventures: “Brooks didn’t boil his work down into pat how-to lessons or simplistic explanations for success. (How many times have you read that some company is taking off because they give their employees free lunch?) You won’t find any listicles in his work. Brooks wrote long articles that frame an issue, explore it in depth, introduce a few compelling characters, and show how things went for them.”

Una caratteristica fondamentale che deve avere a mio avviso un libro è l’umiltà. L’umiltà: non avere la presunzione di insegnare in maniera definitiva o la presunzione che “il tuo caso” sia uguale a quello esposto.

L’altro aspetto che può rendere interessante un libro, e questo è il caso di Business Adventures, è concentrarsi sul “lato b”, su ciò che non ha funzionato: perché è qui che, senza facili entusiasmi, possiamo ricavare utili lezioni.

Ciascuno le proprie.

Buona lettura

Aspirare al meglio, prepararsi sempre per il peggio. E avere sempre un piano B. 

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