Bollito non bollito e produttività in azienda: perché c’è bisogno di sfidare lo Status Quo (recensione Rebel Talent)

In Libri per La Grande Differenza
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Coinvolgimento, passione, sentirsi pienamente parte del risultato. Il nirvana per un HR Manager, per un imprenditore e direi anche per chiunque svolga un mestiere. Tre aspetti che non riguardano solo il lavoro ma che hanno un impatto nella vita di ogni giorno, in quella che potremmo chiamare felicità o soddisfazione, e che a sua volta incidono ancora su come approcciamo il lavoro e sulla produttività.

Per qualsiasi azienda che intenda crescere, specie in un mondo così competitivo, bisogna partire da qui. La sfida è data dalla motivazione degli individui, tenerla sempre alta e dipende dal modo in cui più persone si relazionano insieme per produrre un risultato.

Dietro slogan e frasi come “persone al centro”, “le aziende sono fatte da persone”, c’è una verità empiricamente verificata: gli incentivi economici servono poco, il bastone e la carota non funziona sempre, le regole e la standardizzazione dei processi sono un ottimo viatico ma richiedono sempre la disponibilità e la partecipazione dei protagonisti.
È qualcosa che si può riassumere in poche righe ma che è al centro di dibattiti, ricerche, libri ma che non si può risolvere con una formula da applicare indistintamente.

Detto questo, un approccio diverso potrebbe venire da una visione alternativa: anziché cercare di forgiare regole e modelli che possano adattarsi alle persone, lasciare che le persone siano libere di proporre alternative continue, “ribellarsi” alle regole e allo status quo creando un continuo e dinamico cambiamento.

Sembra questa la tesi di Francesca Gino, docente ad Harvard e da oltre 10 anni impegnata in una ricerca sui “talenti ribelli”, dalle cucine alle più grandi aziende del mondo. Il suo lavoro è adesso sfociato in un libro emblematico “Rebel Talent: Why It Pays to Break the Rules at Work and in Life”, pubblicato, ancora solo in lingua inglese, a Maggio del 2018.

Nota: è adesso disponibile anche in lingua italiana in formato kindle e cartaceo

È un libro che ho letto in questi giorni e che trovo utile sia per chi si trovi a relazionarsi e guidare le proprie persone, sia per chi è alla ricerca della propria strada, del proprio approccio, nel mondo del lavoro. È un libro che ha ricevuto recensioni positive oppure pessime ma è un ottimo modo per spingere a ragionarci su, in modo critico, senza pensare di poter trovare algoritmi definitivi che sarebbero paradossali dato il libro.

Quanto al “talento ribelle”, ci sono innanzitutto due precisazioni da fare. La prima è che si parla di creatività, curiosità, innovazione e soprattutto di un modo costruttivo di ribellarsi; certamente niente a che vedere con azioni e rivoluzioni contro tutto e tutti o comportamenti da emarginato.
Il secondo aspetto, per chi ha già letto il libro o si appresterà a farlo, è che dietro una trattazione divertente e ricca di aneddoti curiosi – parte tutto dalla cucina dell’Osteria Francescana di Bottura – c’è una cospicua ricerca e un grande lavoro dietro a sostenere l’intera tesi del libro.

In una presentazione dell’opera, consultabile qui, c’è infatti ben rappresentato come Francesca Gino si sia lasciata contaminare e guidare dai maggiori pensatori nel campo della psicologia, del comportamento e del management: Frederick W. Taylor’s, Abraham Maslow, Herbert Simon, Douglas McGregor’s, e tantissimi altri ricercatori e studiosi. Non sempre come detto emerge chiaramente nel libro una trattazione scientifica ma l’opera ne guadagna d’altro canto ne guadagna molto in termini di leggibilità e godibilità.

Altra cosa che ho apprezzato particolarmente è stata la volontà e capacità dell’autrice, di scendere dalla cattedra e calarsi pienamente nel contesto lavorativo, là dove le persone si relazionano e là dove emergono gli effetti dei quali stiamo parlando.

Tutto parte da una cucina

Tutto parte infatti da una cucina e dalla cucina. L’italiana Francesca Gino inizia a sviluppare l’idea del libro dopo aver letto una copia di “Never trust a skinny italian chef” (in italiano disponibile come “Vieni in Italia con me”), il libro illustrato in cui si racconta la cucina dello chef Massimo Bottura e il suo lavoro di innovazione ai fornelli.

Quello che colpisce Francesca Gino è in particolare il concetto di “tradizione in evoluzione” e il coraggio dello chef di sfidare lo status quo, in termini di tradizione culinaria, ben rappresentato dalle “rivoluzionarie” ricette del bollito non bollito e della pasta cacio e pepe (che Bottura cucina con parmigiano reggiano e in modo innovativo). Dopo aver letto il libro di Bottura, l’autrice si mette dunque in contatto per chiedere al famoso chef di condividere le sue intuizioni.

La risposta di Bottura è positiva ma molto diversa da quanto ci si poteva aspettare – dopotutto è un ribelle per eccellenza – e invita Francesca Gino a passare del tempo in cucina e in sala per vivere da vicino ciò del quale vorrebbe raccontare. Il video di sotto è una gustosa dimostrazione.

Rebel Talent @ OsteriaFrancescana – Hbr documentary from Cinzia Ascari on Vimeo.

Nelle giornate da “cameriera” all’Osteria Francescana, Francesca Gino rimane colpita soprattutto da alcune cose. Una di queste è il bollito non bollito, emblema a suo dire del talento ribelle e della sfida allo status quo.

“Tornati in cucina, Pino e io prendemmo un altro piatto d’autore, “Bollito non bollito”, letteralmente “Carni bollite, non bollite”. Il bollito misto è un classico stufato del nord Italia, in gran parte composto da carne bollita. Tradizionalmente, il piatto consiste di varie parti della mucca come per esempio la lingua e altri tagli, serviti con brodo e salsa verde e a volte con altri condimenti piccanti. Sebbene il piatto sia piacevole d’inverno non è molto bello da vedere e il processo della bollitura priva la carne del suo sapore del suo colore. Nonostante ciò è semplice farlo e la cucina italiana segue una serie di regole estremamente rigorose: la pasta corta accompagna i sughi a base di carne, mentre la pasta lunga accompagna le salse a base di pesce. Le ricette tradizionali non devono essere inquinate con sostituzioni.”

Massimo Bottura però ha voluto sfidare il modo tradizionale di bollito misto. Dopo molte sperimentazioni con la sua squadra, ha scoperto un modo per cucinarlo e presentarlo in modo molto diverso”.

Sopra, il risultato della "ribellione" di Massimo Bottura: il bollito non bollito.
Sopra, il risultato della “ribellione” di Massimo Bottura: il bollito non bollito.

Ma è in generale Massimo Bottura ad essere per lei un esempio concreto della tesi che porta avanti nel libro. Una persona che non ha frequentato scuole di cucina, che a 23 anni si è messo in proprio dopo aver interrotto gli studi in giurisprudenza, e che per ispirazione indica niente di meno che Ai Weiwei, lo scultore cinese che da anni è ritenuto l’artista più influente del mondo e che un giorno, evento raccontato da immagini che hanno fatto il giro del pianeta, ha distrutto un urna antichissima e dal valore economico incommensurabile, come dimostrazione della rottura delle regole e del costruire rompendo le regole.

C’è bisogno di rompere le regole, c’è bisogno di favorire la rottura delle regole

Il libro di Francesca Gino cerca di scovare cosa accade nella mente dei “talenti ribelli”, raccontando con casi concreti, tratti dalla storia come Napoleone o Houdinì, o aziendali come ad esempio il caso della Southwest Airlines che dal 1990 al 2001 incentivò gli assistenti di volo a essere spontanei, anche ironici, nei loro annunci di sicurezza sugli aerei.

C’è bisogno di rompere le regole e favorire le persone che sono portate a farlo anche per una questione di produttività.

Da una ricerca svolta dall’autrice, su un campione di oltre 2000 persone, è infatti emerso che quasi la metà degli intervistati soffrissero la pressione per conformarsi all’organizzazione e non potere esprimere la propria creatività, fattore che incide in termini di produttività, clima aziendale e benessere individuale anche fuori dall’ambiente di lavoro.

“Ho visto questa situazione tantissime volte: i dipendenti tendono a disimpegnarsi dopo una certa quantità di tempo in un posto di lavoro e iniziano a impiegare sempre più il loro tempo in modo improduttivo e in un modo che li rende infelici e frustrati. Perché è così? O, per dirla in altro modo: perché il lavoro fa schifo?”

3 concetti chiave

Non voglio rovinare il piacere di leggere il libro e come detto sono sempre dell’idea che ognuno debba trarre le proprie considerazioni e lasciarsi ispirare in base alla propria esperienza e storia. Detto questo, ecco a mio avviso 3 concetti sui quali soffermarsi e ragionare.

Difformità costruttiva
È bene sottolineare nuovamente come la rottura delle regole non debba per forza portare al caos, anzi “ dev’essere proprio il pensiero indipendente a stimolare la creatività di un gruppo di lavoro.” La difformità costruttiva della quale parla la Professoressa Gino è il comportamento ribelle che avvantaggia le organizzazioni, quello capace di portare grandi benefici sia in termini di prestazioni che di innovazione.

Passione
Per me è un tema troppo importante e sono felice di averlo trovato anche in questo libro. Ripeto da anni, quasi a farne uno slogan, che “la passione serve quando le cose sono serie, mica negli hobby”. L’autrice tende costantemente a sottolineare l’imprescindibilità della passione quale vero volano della creatività e curiosità necessaria per “ribellarsi” e innovare.
Dopotutto, chi non mette passione nel proprio lavoro – penso soprattutto a chi lavora in un’organizzazione come dipendente – difficilmente tenderà a sfidare lo status quo, cosa che solitamente non è conveniente, se non per via di una forte passione.

Talento ribelle
Francesca Gino sostiene che chiunque sia dotato di un talento e di un talento ribelle e che l’espressione di questo talento ribelle sia un approccio da attuare e sperimentare. Non solo per lavorare meglio ma per vivere con significato la propria esistenza.
Mi trovo anche in questo punto, a patto di ricordare e comprendere bene che questo non debba però metterci nei guai.
Un po’ come sostiene Nassim Taleb, penso che anche qui il segreto sia nel prendersi i giusti rischi ma non lanciarsi dentro le catastrofi.

Buona lettura, qui il link per leggere il libro
Qui qualche informazione in più e la possibilità di sperimentare, con un test, di che tipo di talento ribelle siamo dotati.

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