Lezioni cinesi


Sono tornato da un viaggio di una settimana in Cina.
Certo, poco tempo. Honk Kong, Shangai e Pechino in una manciata di giorni implica consumare molte ore in viaggio.  Aereo, auto, pullman.  Sono sicuro di non avere capito né tutto né molto. Ma tant’è. Questo è quello che posso raccontare dei cinque giorni (viaggio di andate e ritorno escluso) nel Nuovo Celeste Impero. Non è in ordine e non segue un filo logico. Sono solo appunti di viaggio.  Cinque lezioni, una ogni 24ore.
Passare momenti educativi davanti al check in di Air China dove si parla quasi esclusivamente Mandarino è la fonte del primo insegnamento.
Lezione Nr. 1: Se tu sei quello che ha un problema di conoscenza della lingua (in questo caso) conviene a te trovare una soluzione, non a me. Ovvero, se tu sei quello che ha bisogno di qualcosa da me sei tu quello che si adatta.
Le decrepite ma tradizionali case in centro a Pechino, popolate da povera gente e prossime all’abbattimento, vicine a dei modernissimi Centri Commerciali frequentati da gente “stra-cool”  in Porsche Carrera e BMW X6  sono state la scintilla per il secondo pensiero.
Lezione Nr. 2:  La velocità dei cambiamenti rende più impermeabili gli strati sociali e li allontana e desensibilizza gli uni verso gli altri.  Se accetti questo come normale ti converrà essere tra quelli capaci di vincere. Rimanere dall’altra parte non è divertente.
Il numero di persone impiegate in lavori apparentemente assurdi, come stare di guardia tutta la notte alle Toilette dell’aeroporto di Pechino che, credetemi, alle 2 di notte è popolato come il nord della Groenlandia, o 17 commesse disponibili in un corner di abbigliamento di 40 metri quadri mi invitava a riflettere.
Lezione Nr.3: Chi ha un lavoro è meno disperato e quindi meno pericoloso di chi non ce l’ha.  Se la famiglia è numerosa questo vale doppio. Unica richiesta: adattarsi. Se domani non avrò un lavoro mi conviene sempre adattarmi a meno che non voglia prendere la strada della lotta armata o dell’ascetismo pauperistico.
Facebook non si vede in Cina. La schermata iniziale di internet che ti spiega che tutto quello che vedi, scrivi e scarichi può essere letto dalle autorità governative che ti possono arrestare e portare in giudizio o in galera se violi la legge, che non è quella sulla pedofilia ma piuttosto quella sulle notizie scomode, mi ha fatto pensare.
Lezione Nr. 4: La conoscenza è potere. Se non lo fosse il web sarebbe libero. Da noi lo è. Forse il nostro sistema non è perfetto, anzi, sicuramente non lo è. A maggiore ragione le libertà che dà vanno sfruttate. Se non lo fai sputi in faccia a chi non può dire liberamente che gli stanno simpatici gli Uiguri dello Xinjang senza finire ai ferri ed è probabile che domani tocchi a te.
Spingono tutti in Cina, anche quando non c’è la coda. Me lo aveva preannunciato Federico, un amico. E’ vero. Se da quando nasci sei sempre di fronte al problema dei pochi posti per tanti cresci spingendo. Mio figlio è figlio unico. Deve spintonare poco, perlomeno a casa e comunque ha fatto l’asilo alla Montessori. Li chiedi per favore anche per spostare una sedia. In  Cina no. La Montessori pensano che sia una marca di Caffè italiano.
Lezione Nr 5: Risorse scarse è domanda alta ti rendono più aggressivo. Non è una questione di culture diverse. E nemmeno solo di dimensioni geografiche o demografiche. La Cina cresce perché è anche più aggressiva nei suoi componenti individuali.  Un po’ di competizione ti rende meno educato ma più forte. Se fai incontrare uno educato e uno aggressivo converrà al primo essere molto convincente da un punto di vista comunicativo.
Comunque:
quando un sistema politico si modifica geneticamente, come questo Comunismo incrociato con il Capitalismo,  comunque vada, la povera gente perde. Dittatura e Competitività sono 2 elementi che, insieme, non mantengono nessuna delle virtù necessarie ai più deboli.
Il resto si vedrà ma la Cina è davvero più vicina di quello che ci si immagina. Un vocabolario di Mandarino potrebbe non essere male come regalo per il prossimo compleanno.

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  1. #1 di cristiano - 9 febbraio 2010 alle 10:39

    ….e pensare che il mandarino non lo digerisco!!…va bhè!

  2. #2 di D. - 9 febbraio 2010 alle 11:30

    Concordo con la tua ultima analisi, un po’ di aggressività aiuta a raggiungere successi.

  3. #3 di Virginia - 9 febbraio 2010 alle 13:12

    E’ vero, in un sistema come quello cinese chi resta indietro perde, e perde di brutto. Ci sono anche molti che vincono, sudando sangue e sacrificando moltissimo, perchè la concorrenza è spietata, e si pretende solo il meglio del meglio perchè non c’è posto per 1 miliardo e 300 milioni di persone, serve selezione.
    Quello su cui occorre riflettere secondo me è che il meglio del meglio che ce la fa ha la pellaccia dura, è abituato a sopportare sacrifici e lotte, ed avendo provato cosa vuol dire partire da zero assoluto non ha nessuna intenzione di fare marcia indietro. La sua corsa verso il benessere trascina con sè la sua famiglia, il suo network, ed in questo modo il benessere si allarga, perchè in Cina c’è il concetto di condivisione e di supporto, anche se dall’esterno può non sembrare, c’è invece, ma è rivolto al proprio nucleo ristretto di parenti ed amici. Ed in questo modo un gigante di dimensioni pachidermiche si muove, si muove velocemente, a differenza di noi europei. Il meglio del meglio che la Cina sforna entra sul mercato, e viene selezionato da aziende e Paesi, ed è questo che lo rende molto più vicino di quello che tanti pensano, perchè alla fine chi vuole investire si trova a scegliere tra noi e loro. Perciò sarà bene offrire qualcosa di appetitoso per far pendere l’ago della bilancia dalla nostra parte…
    Virginia

  4. #4 di fabiano - 10 febbraio 2010 alle 08:22

    Ciao Seba, sai che conosco ciò di cui parli, mi chiedo: cos’hai mangiato nel tuo viaggio?
    Noi siamo abituati ai bigoli con l’arna, al baccalà, alla pastalforno e alla pizza.

    In Cina no.

    Mangiano tutto ciò che può dare alimento.

    La biblica piaga delle cavallette d’Egitto in Cina sarebbe stato un festival della frittura. E che scorpacciate.

    Ora per capire la mentalità cinese contemporanea direi che un dato è importante sapere: nel 1974 ci sono stati, per un errore di programmazione agricolo-alimentare del governo, ovviamente non reclamizzato dal regime, circa 20 milioni di morti per fame.

    Noi non posiamo nemmeno immaginare, dall’alto dei nostri bigoli, cosa voglia dire morire di fame e tanto meno cosa voglia dire 20 milioni di morti per fame (un terzo della popolazione italiana, altro che Termini Imerese. Mangiano i bambini?).

    Su 2 miliardi di persone (1,3 è il dato ufficiale, ma tutti in Cina sanno che superano i 2) l’aggressività può essere diffusa e devastante. Specialmente quando si prescinde dai più elementari diritti umani.

    Rincuora sapere che nella loro cultura c’è il “mandarinato” o roba simile, il signorotto si prende cura dei suoi lavoratori e abitanti facendo fabbrica, case, centri commerciali, ricreativi e cimitero nello stesso spazio, recintato (un pò’ come lo stabilimento tessile di Trezzo sul Naviglio che si vede dall’autostrada, di fine ‘800 patrimonio dell’Unesco come primo insediamento industiale “illuminato”).

    Ora, credo che paventare un’aggressività da “educande” non ci porti altro che a calze smagliate e unghie scheggiate.
    Per confrontarsi con il colosso cinese bisogna giocare al loro gioco. O ricordarci, come ho fatto io con una cinese che mi parlava nella sua lingua, che “i gavemo inventà nialtri”.
    E possiamo continuare a farlo, perchè gli italiani sono sempre tra gli interlocutori migliori quando si tratta di invenzioni, innovazione, nuove strade e equilibrio (non con questi politici, ovviamente).

    Siamo pronti a mangiare cavallette?

    Un abbraccio.

    f.

(non verrà pubblicata)
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