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A Personal Branding: dal blog mondoinformatico.info

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…Personal Branding, un insieme di valori, competenze, visioni, passioni, caratteristiche e ricordi in genere che, immediatamente, chi ci sta attorno collega alla nostra comparsa fisica o anche virtuale”

continua                

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Non è nuova, non è mia ma avrei voluto scriverla io… Buon Natale a chiunque passi di qui…

Desiderata

Va’ serenamente in mezzo al rumore e alla fretta

e ricorda quanta pace ci può essere nel silenzio.

Finché è possibile, senza doverti arrendere, conserva

i buoni rapporti con tutti.

Di’ la tua verità con calma e chiarezza, e ascolta gli altri,

anche il noioso e l’ignorante:

anch’essi hanno una loro storia da raccontare.

Evita le persone prepotenti e aggressive:

esse sono un tormento per lo spirito.

Se ti paragoni agli altri, puoi diventare vanitoso e aspro,

perché sempre ci saranno persone superiori ed inferiori a te.

Rallegrati dei tuoi risultati come dei tuoi progetti.

Mantieniti interessato alla tua professione, benché umile:

e’ un vero tesoro rispetto alle vicende mutevoli del tempo.

Sii prudente nei tuoi affari, poiché il mondo é pieno di inganno.

Ma questo non ti impedisca di vedere quanto c’é di buono:

molte persone lottano per alti ideali, e dappertutto la vita e’ piena di eroismo.

Sii te stesso. Specialmente non fingere di amare.

E non essere cinico riguardo all’amore,

perché a dispetto di ogni aridità e disillusione esso e’ perenne come l’erba.

Accetta di buon grado l’insegnamento degli anni,

abbandonando riconoscente le cose della giovinezza.

Coltiva la forza d’animo per difenderti dall’improvvisa sfortuna.

Ma non angosciarti con fantasie.

Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine.

Al di la’ di ogni salutare disciplina, sii delicato con te stesso.

Tu sei un figlio dell’universo, non meno degli alberi e delle stelle;

tu hai un preciso diritto ad essere qui.

E che ti sia chiaro o no, senza dubbio l’universo va schiudendosi come dovrebbe.

Perciò sta in pace con Dio, comunque tu Lo concepisca,

e qualunque siano i tuoi travagli e le tue aspirazioni,

nella rumorosa confusione della vita conserva la tua pace con la tua anima.

Nonostante tutta la sua falsità, il duro lavoro e i sogni infranti,

questo e’ ancora un mondo meraviglioso. Sii prudente.

Fa’ di tutto per essere felice.

 

 

Da un manoscritto del 1692, trovato a Baltimora

nell’antica chiesa di San Paolo 

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Per il Gruppo di La Spezia Ripubblico volentieri “Sono stato di recente in Senegal” spero faccia piacere a tutti

Un paese africano indipendente dal 1960, precedentemente parte del dominio francese in Africa occidentale.
Certo, ci sono andato da turista, una posizione decisamente privilegiata. Il turista è una specie di meteora fortunata, in poche ore arriva, vede dall’alto, assaggia il selezionato, esprime pareri senza avere tutti i dati, si diverte come ci si diverte a vedere gli squali da quei bei tubi di plexiglas che passano attraverso l’acquario di Genova.
Con altrettanta felicità si imbarca su apparecchi che hanno solo i pneumatici come punto di contatto con quelle terre.

In poche ore sarà di nuovo a casa sua.
A casa mia.
Dove i ricordi della vacanza diventeranno simili a sogni ad occhi aperti, dove i colori e i dolori si confonderanno, cambiando e mischiandosi, dove troverà teorie e spiegazioni che non avranno mai bisogno di conferma.
Ho preso le note per scrivere questo articolo mentre mi trovavo sdraiato su una lunga spiaggia chiusa al suo inizio e alla sua fine da una cerniera di guardiani armati di lunghi tubi di gomma, e che proprio come una zip, salivano e scendevano separando la pelle pallida dei turisti dal disturbo nero degli abitanti locali.

Non voglio scrivere delle grandi differenze e disuguaglianze che incontriamo quando viaggiamo, non oggi almeno.
Voglio scrivere di una qualità che mi è apparsa in modo maestoso osservando ciò che vi racconterò fra poco.
Una qualità fondamentale per chi voglia mettere al sicuro il proprio futuro e che ho trovato giganteggiare proprio in chi il futuro sembra non averlo. Questi guardiani, dicevo, tenevano alla larga un’orda di ragazzi, uomini, donne che come un grumo scuro di mosche si riunivano, si scomponevano, si dividevano in 1000 rivoli per poi ricomporsi in un budino umano denso e rumoroso. Questa gente portava con sé oggetti, statue, braccialetti, frutta, corna di mucca, pesce, quadri, occhiali, magliette e grandi fazzoletti stampati.

sebastiano_zanolli85.gifNon tutto per tutti, ognuno aveva la sua specializzazione, ognuno aveva una missione specifica, chiara e focalizzata. Un negozio monoprodotto per capirci.
Nella regione senegalese della Casamanche, al confine con la Guinea-Bissau, una regione a maggioranza cattolica ed animista in un paese musulmano, esistono per 500.000 persone cinque aziende degne di questo nome, alcuni villaggi turistici lungo la costa e per il resto tutto si riduce alla sussistenza e ad una povera agricoltura basata sul riso e quattro mesi di pioggia, se tutto va bene.
L’aspettativa di vita di un uomo è di 47 anni, 49 per le donne. In Senegal si sta bene a guardare da qualche altro Stato africano limitrofo. La paga per un mese di lavoro, se hai un lavoro, si aggira intorno ai 50 Euro, cifra che ti rende ragionevolmente tranquillo da un punto di vista economico.

Una famiglia che abbia meno di quattro figli è una rarità, e la norma è averne più di sette.
Non devo dilungarmi sul fatto che con parametri come questo la motivazione a vendere qualcosa a dei turisti che hanno un reddito medio da 100 a 200 volte maggiore del proprio (ma probabilmente è molto di più) raggiunge una intensità che probabilmente noi, e quando dico noi parlo di chi come me lavora nel campo delle vendite, non abbiamo nemmeno mai sfiorato.
Tornando alla mattina in cui osservavo questi venditori filtrare attraverso il reticolato dei guardiani a volte correndo più di loro a volte comprandoli con sorrisi o piccole mance, mi chiedevo se questo ostacolo rappresentasse l’unica barriera fra loro e il successo della loro azione.
No, questo era solo la prima delle prove da superare, che naturalmente, come tutte le prove alla sua percentuale di successi e di perdenti.

La seconda prova era individuare chi, fra questi potenziali scoloriti acquirenti, avesse le reali caratteristiche per trasformarsi in un concreto dispensatore di denaro.
Ecco che allora questo sciame iniziava un rituale di saluti, di frasi in un italiano stentato, frutto di 1000 interpretazioni e dialetti e nelle stagioni si erano sovrapposti creando un buffo modo di parlare : “comestatuttobenechitichiami?”.
Mani tese per presentarsi, sorrisi enormi a compensare le difficoltà a spiegarsi, piccoli regali, nomi italiani a coprire difficili identità africane. Filippo, Gianni, Paolo…
Una specie di screening,una analisi di mercato per identificare nicchie, posizionamenti, livelli di prezzo, necessità e bisogni.
Anche in questo caso la percentuale di insuccesso era cospicua, sia per la difficoltà del compito che portava a scegliere obiettivi troppo difficili o sbagliati, oppure per la debolezza intrinseca nel carattere di alcuni che male tolleravano lo sbaglio e trascinando la borsa ripassavano la ringhiera di vigilantes lasciando una lunga scia sulla sabbia.
Ma per chi passava anche questa prova non era ancora finita.

Iniziava il balletto della negoziazione, della individuazione dei punti deboli e forti della controparte.
Il turismo di massa ha fatto sì che molta gente che in Italia a malapena riesce ad arrivare a fine mese possa comunque mettersi in viaggio per località lontane.

Si assiste allora ad una strana danza tra due negoziatori che non hanno una reale capacità di comprendere il punto di equilibrio su cui fissare il prezzo.
Dico questo perché nessuno saprà mai se il prezzo pagato sia stato in realtà un affare per l’altro. Questo rende ogni negoziazione una negoziazione a sé stante, differente, su cui difficilmente si può puntare per creare la successiva.
Anche la negoziazione porta le sue vittime, i suoi perdenti tra i venditori.
Ma per chi riesce a oltrepassare questo monte non può dirsi tranquillo.

Vedevo il turista, ormai bruciacchiato dal sole (questo che vi racconto è il resoconto di una intera giornata in riva al mare) cercare di rimandare il passaggio di mano dell’oggetto e del denaro, nella speranza di mettere in stand-by l’affare e potere controllare quel incontrollabile prezzo con altri venditori o con altri compagni di viaggio.
Questo è il quarto drago che il cavaliere africano doveva affrontare e sconfiggere, ma nonostante la forzata simpatia che molti di questi ragazzi e donne si imponevano di esprimere, il drago spesso vinceva rimandando al di là del muro di protezione molti di loro.
Solo chi con mossa veloce, con una stretta di mano,un regalo appropriato,un frase azzeccata,una costruzione del consenso e della persuasione degna dei più grandi maestri della vendita riusciva ad ottenere quelle banconote colorate così moderne rispetto ai franchi senegalesi unti, consunti e fuori moda usciva vincitore da questa battaglia.

Quattro passi per ottenere una sicurezza che non va al di là della settimana corrente, con l’incubo della fine della stagione che da maggio arrivano le zanzare della malaria con le piogge e il mercato della vacanza scompare.
Quattro passi per non parlare dell’ambiente concorrenziale in cui tutto ciò si svolge, perché ci sono quaranta venditori di statue per un km di spiaggia,dieci venditori di banane per lo stesso chilometro,cinquanta venditori di braccialetti, cento venditori per tutto il resto…

Quattro passi per non dire dell’assoluta indifferenziazione dei prodotti, tutti uguali, tutti identici.
Non so perché ma mi sembra di aver già visto un mercato così, si ne ho visto più di uno, ma li ho visti più vicini, fuori dalla mia porta, a pochi metri da casa mia.
E ho visto venditori lamentarsi, piagnucolare, darsi per vinti, lasciare per abbracciare lavori che di più sicuro hanno solo la sicurezza che non sarai più tu a decidere del tuo destino.
Ecco, questo è il punto in quello sciame nero ho riconosciuto i talenti, i fuoriclasse, gli eroi contro il drago.

Senza armatura, senza protezioni, senza preparazione ma spinti da una grande motivazione, quella che Maslow metterebbe proprio alla base della piramide.
La voglia di rimanere, di esserci, di stare sul palcoscenico della vita, perché gli in Senegal fuori dal palcoscenico si muore o si sopravvive morendo lentamente.
E la qualità che ho riconosciuto a questi talenti è la chiave che aprirebbe tante porte anche qui da noi a tanti eroi che hanno pensato magari di mollare.
Si chiama Costanza.
Non c’è nulla, non ci sarà nulla, non c’è stato mai nulla che abbia sostituito la qualità della costanza, della continuità, dell’assiduità con cui si punta e si persegue il risultato che si desidera.

È strano che l’ispirazione per scrivere queste righe mi sia è venuta proprio in un luogo che grandi ricchezze non ha, ma poi ho pensato che in verità le vere ricchezze ci sono anche li.
Anzi, forse proprio la povertà annaffia la pianta della costanza, che come nella favola di fagioli magici, è la scala per innalzarsi sopra la miseria in senso stretto e per fuggire alle nostre di miserie che ci tengono legati anche se lacci non abbiamo.

Anche li, il futuro si costruisce un mattone alla volta, senza vincite alla lotteria o al grande fratello, senza improvvisi boom edilizi e portinai che diventano miliardari in una settimana.
Senza miracoli ma con tanto senso di realtà condito dalla sensazione di potercela fare perché il senso della vita è tutto li.
Costa, certo. Pesa, di sicuro. Ti fa cadere le braccia l’imprevisto, lo sbaglio, il dovere ricominciare.
Ma li, come qui, alla fine restano solo due categorie. Chi ha mollato e chi no.
Uno da una parte e uno dall’altra. In mezzo le guardie, indecise nel fare parte di uno dei due gruppi o rimanere come una zip nel mezzo. Costanza. La qualità che decide.
Credo che andrò a vedere se mi sono ricordato di annaffiare la mia pianta.

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Falkensteiner e Sebastiano su Donna Moderna

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Quanto tempo c’è?

Quanto tempo c’è?
Me lo chiedo spesso.
 

Per uno come me che predica l’efficienza, la chiarezza di intenti, la velocità questo è un quesito che ritorna a galla, per quanto tu tenti di affogarlo come si fa con l’alcol e con un brutto sentimento.
Quanto tempo c’è prima che sia troppo tardi?
Quanto tempo c’è, e per contrappunto, quanto veloce devo andare?
Si, perché la velocità è uno di quei salatini che ti arrivano sempre quando sei assetato di tempo
E poi la velocità sarà buona o cattiva.
Amica o nemica?
Perché le olive del mio albero ci mettono sempre lo stesso tempo per nascere, crescere e maturare?
Rifletto e gusto questo pensiero come un si fa come con un cioccolatino.
Mi si scioglie in bocca e mi rimane il dubbio se in tanta scioglievolezza non rimanga un osso duro in fondo.
In natura tutto ha il suo tempo.
La sua velocità.
Sempre quella.
Puoi pregare e disperarti. Strapparti un braccio e bestemmiare. Blandire il destino e fare il ruffiano.
Sono sempre nove i mesi della gestazione.
Condannati a rispettare i tempi.
Sollevati dalla responsabilità di accorciarli.
E lo spermatozoo più veloce?
Il falco pellegrino?
La mosca quando scappa dallo schiaffo mortale?
Già. La velocità è un sottoprodotto.
Una necessità sociale.
Un prodotto della competizione.
Che ti rende più facile la vita, come al ghepardo o allo struzzo.
E che a volta presenta un conto.
Guardo dalla finestra della palestra.
Un luogo fintamente lento ma magistralmente veloce.
Un tempio della finalizzazione degli sforzi umani.
Parcheggia una renault kangoo.
Un’auto che si può attrezzare per portare anche una sedia a rotelle.
Come questa.
Scende una signora che lascia tutto sul sedile.
Borsa, chiavi, giacca.
Deve scendere e aprire la portiera scorrevole opposta.
Deve aprire il portellone dietro.
Deve scaricare una pesante carrozzina a cui attacca delle pedane per appoggiare i piedi di chi dovrà usarla.
Deve prendere di peso la bambina ormai adulta che non si muove se non per fare vagare lo sguardo tra lo sperso e il divertito.
Uno sguardo che è un miliardo di chilometri dalle saune, dai pesi, dalle barrette dietetiche.
In un pianeta tutto suo.
Il pianeta delle carrozzine e delle mamme stanche.
Mamme ormai più piccole di quelle piccole bambine cresciute ed immobili.
Mamme lente.
Costrette ad essere lente.
Che vanno alla velocità del cuore.
Del loro.
Deve sistemare la bambina e legarla con delle cinghie perché non cada.
Deve mettere nella borsa dietro allo schienale tutto ciò che le servirà.
Una serie di oggetti che non distinguo e che ad oggi ho avuto l’immeritata fortuna di non dovere usare.
Deve richiudere l’auto dopo aver raccolto le sue cose.
E adesso spingere.
Spingere sopra i marciapiedi, tra le auto parcheggiate male e le crepe del cemento.
Una mamma lenta.
Costretta ad essere lenta.
Che va alla velocità del cuore di chi ha parcheggiato male e di chi non si prende cura di tenere a posto il marciapiede.
Sono passati 20 minuti.
20 minuti solo per scendere da un auto.
Provo per quella donna la stessa ammirazione che provo per il Dalai Lama.
Quella bambina ha avuto il suo pezzettino di fortuna in mezzo a tanta vita dura.
Non so come farei.
Prego Dio di tenermi una mano sul capo e una sulla spalla dovesse succedermi qualcosa del genere.
20 Minuti.
Non mi sono allenato.
Finisco qui.
Per oggi può andare a farsi fottere anche l’allenamento.
Andava in onda una lezione più importante sul canale che si vede dallo spogliatoio.
Mi è sembrato di capire qualcosa.
Si corre quando si può perché a volte non puoi più.
Si corre perché oggi si e domani forse.
Si corre perché non sappiamo né quando né come.
Si corre perché da allenati si può anche andare piano ma non viceversa.
Si corre per non dovere avere il rammarico di dire che non avevi almeno provato.
Si corre perché prima o poi dovrai rallentare, se non per te, per amore di qualcun altro.
Si corre perché quando il cuore chiama ci si deve fermare.
Quanto tempo c’è?
Troppo poco se stai alla finestra, troppo se spingi sul marciapiede.
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Michela Murgia con Sebastiano ed Alessandro Zaltron a LIBRIAMO2009. Sabato 29 agosto alle 21 nel Chiostro di S. Corona a Vicenza

Chi ha riso (amaro) ed è rimasto turbato vedendo al cinema Tutta la vita davanti di Paolo Virzì ha la possibilità di conoscere l’autrice di quella storia, Michela Murgia. La scrittrice sarda sarà infatti ospite della quarta edizione di LIBRIAMO, il festival letterario vicentino (www.libriamo-vicenza.com). Appuntamento sabato 29 agosto alle 21 nel Chiostro di S. Corona a Vicenza, ingresso libero.
Michela Murgia, scrittrice e blogger, è nata a Cabras (Oristano) nel 1972. Dopo gli studi teologici è stata webmaster, manager, operatrice in un call center.
Da quest’ultima esperienza è nato il libro Il mondo deve sapere. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria (2006, Isbn), il diario in presa diretta di un mese vissuto nell’inferno del telemarketing. L’autrice ha venduto al telefono aspirapolvere a migliaia di casalinghe per conto di una grande multinazionale americana. Intanto annotava, apprendeva e soffriva in prima persona le tecniche di condizionamento e le riunioni motivazionali, le premiazioni e le umiliazioni pubbliche, orari, salari e punizioni aziendali… Il libro racconta la precarietà, riuscendo miracolosamente a fare ridere.
Nel 2008 ha pubblicato per Einaudi Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell’isola che non si vede, omaggio alla sua terra, di cui la Murgia dice «per quanti indirizzi abbia cambiato in questi anni, dentro non ho mai smesso di abitarla, sognandola indipendente in ogni accezione del termine».
Il suo ultimo libro è il romanzo Accabadora (2009, Einaudi). Accabadora è la vecchia che adotta la bambina Maria, è la sarta del paese, ma è anche “l’ultima madre”, colei che, quando è necessario, entra nelle case per portare una morte pietosa.
Moderano l’incontro gli scrittori Sebastiano Zanolli e Alessandro Zaltron. Zanolli, manager, ha pubblicato quattro libri per Franco Angeli: La grande differenza – Una mappa utile per raggiungere le proprie mete (2003), Una soluzione intelligente alle difficoltà quotidiane – Creare reti di relazione per affrontare il caos di ogni giorno (2005), Paura a parte – Riflessioni e suggerimenti sul lavoro, la vita e la paura in un mondo precario (2006), Io, società a responsabilità illimitata – Strumenti per fare la grande differenza (2008). Zaltron ha pubblicato Manuale per i(n)felici amanti (2003), guida semiseria su “come sopravvivere alla coppia”, il romanzo Riceviamo e volentieri (2007) e Piccole memorie dalla Grande guerra (2008).
Da ricordare l’iniziativa “Incipit”: in apertura di incontro, l’attrice Stefania Carlesso leggerà la pagina iniziale dell’ultimo libro dell’autore presentato.

LIBRIAMO2009 è una manifestazione promossa dal Comune di Vicenza (Assessorato alla Cultura) organizzata dall’Associazione culturale Zoing! e patrocinata dalla Regione Veneto e dalla Provincia di Vicenza.

Ufficio Stampa
393 9632221
Per informazioni: tel. 328 2143191 – info@libriamo-vicenza.com

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Vacanza con i libri…

Una bella sorpresa dalla Catena di Hotel Falkensteiner!

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Da Persone e Conoscenze di Francesco Varanini

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Se non vi fidate di voi di chi vi fiderete?

Ho messo insieme alcune regole che potrebbero aiutarvi se appartenete a quella categoria che abitualmente boicotta se stessi:

1. Non parlare mai male di te stesso.

2. Non attaccare ciò che fai. Se non ti piace cambialo, ma non attaccarlo.

3. Usa un vocabolario positivo circa le cose che fai o che farai.

4. Impara a farti ascoltare: tutto ciò che otterrai avverrà attraverso la comunicazione.

5. Fidati del tuo sesto senso e di chi credi ti ami veramente.

6. Sei il capo. I problemi si fermano alla tua scrivania. Se non impari cose nuove sei morto. Impara.

7. Mollare un’impresa in cui ti sei imbarcato non è necessariamente sinonimo di fallimento. Lo è solo se molli per risolvere lo stress del momento attuale. Non lo è se lo fai perché sulla lunga distanza l’insuccesso è sicuro o non te la senti di pagare il conto.

8. Nessuno ti tormenta: l’unico eventuale carnefice di te stesso potresti essere tu. Licenziati.

9
. Le alternative si cercano quando non si ha il problema di cercare alternative. Quando il problema arriva è troppo tardi. Panico e stress ti faranno prendere cattive decisioni. Anticipa la ricerca e lo studio di alternative. I risultati saranno di gran lunga migliori.

10
. Molla quello che non ti interessa, non riuscirai a fare tutto.
Puoi fare ed essere quasi tutto. Credimi: quasi tutto.
Non è facile demagogia o motivazione da manualetto americano: per questo aggiungo “quasi”.
Ma la leva per aumentare la portata del tuo fiume, quando senti che le energie devono fluire in abbondanza, si chiama “fede”.

Io ho avuto fede in un progetto lavorativo che mi portava verso un’azienda che stimavo e che mi appassionava.
Eppure il mio primo lavoro doveva essere quello di vendere software per le amministrazioni pubbliche.
Mollato.
E, riconcentrato sullo scopo, mi sono buttato nel tessile.
Poi una sbandata, e vendevo condizionatori.
Mollato. La fede mi portava nuovamente verso quel progetto.
E finalmente, dopo decine di curriculum, passaparola, networking, chilometri, ho avuto una chance.
Magari piccola, ma una chance di entrare in contatto con quel mondo a cui ambivo. Non sono entrato dalla porta principale con molti onori.
Anzi , ricordo la frase prima della firma del contratto: “Sappi che qui non diventerai mai dirigente”.
Ma la fede mi diceva che stavo remunerando la mia passione e che nel lungo termine avrei vinto la scommessa.
Nel breve lo stress mi diceva di mollare.
Ma, come scritto, mai mollare perché non si sopporta lo stress a breve. Molla se non sopporti lo stress a lungo, se non ci vedi il senso.
La mia scommessa è vinta. E potrei anche fermarmi qui.
Ma intanto altri progetti affiancano i vecchi e rinfrescano la passione.
Non c’è nulla di nuovo in quello che vi dico.
Non c’è nulla di speciale nelle parole che leggete.
Allora decidete.
Se non vi fidate di voi, di chi vi fiderete?

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7° Meeting Agenti Gruppo Mastrotto

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